lettera n°22 : 26 marzo 1927 : a Tatiana

novembre 9, 2009

Carissima Tania,
non ho ricevuto, in questa settimana, né cartoline né lettere tue; mi è stata invece recapitata la tua lettera del 17 gennaio (con la lettera di Giulia del 10) rispedita da Ustica. Cosí, in un certo senso e fino a un certo punto, sono stato abbastanza contento; ho rivisto i caratteri di Giulia (ma
come scrive poco questa ragazza e come sa bene giustificarsi col baccano che le fanno intorno i bambini!) e mi sono coscienziosamente studiato a memoria la tua lettera. Nella quale ho cominciato col trovare parecchi errori (studio anche queste piccole cose, sai, e ho avuto la impressione che questa tua lettera non sia stata pensata in italiano, ma tradotta in fretta e malamente e ciò vuol dire che eri stanca e stavi male e pensavi a me solo per un giro complicato; forse avevi appena allora ricevuto la notizia della grippe di Giulia e dei bambini), tra gli altri una confusione imperdonabile tra S. Antonio di Padova che ricorre nel mese di giugno e il S. Antonio comunemente chiamato del porco, che è proprio il mio santo, perché sono nato il 22 gennaio, e al quale tengo moltissimo per
tante ragioni di carattere magico. — La tua lettera mi ha fatto ripensare alla vita di Ustica, che certamente tu immaginavi molto diversa da quello che era realmente; in avvenire forse riprenderò a narrarti la mia vita di quei tempi, e allora ti farò un quadro di essa; oggi non ho voglia e mi sento un po’ stanco. Da Ustica mi sono fatto mandare le grammatichette e il Faust; il metodo è buono, ma domanda l’assistenza di un insegnante, almeno per chi inizia gli studi; per me invece è ottimo, in quanto devo solo rivedere le nozioni e devo specialmente fare esercizi. Mi sono anche fatto
mandare la Signorina-contadina di Puškin nell’edizione della Polledro: testo, traduzione letteraria e grammaticale e note. Studio a memoria il testo; la prosa di Puškin penso sia molto buona e perciò non temo di infarcirmi la memoria di spropositi stilistici. Questo metodo di imparare a memoria la prosa lo ritengo ottimo da ogni punto di vista.
Ho ricevuto, rispedita da Ustica, una lettera di mia sorella Teresina con la fotografia di suo figlio Franco, nato qualche mese dopo Delio. Mi pare non si rassomiglino affatto, mentre invece Delio rassomiglia moltissimo a Edmea. Franco non è ricciuto e deve essere castano o scuro; inoltre
Delio è certamente piú bello: Franco ha i lineamenti fondamentali troppo marcati di già, ciò che lascia prevedere un loro sviluppo verso la durezza e l’esagerazione; in Delio invece i lineamenti sono molto infantili, mentre è più marcata la serietà dell’espressione generale e una certa
malinconia che non è infantile per nulla e che dà molto da pensare. Hai mandato la sua fotografia a mia madre, come avevi promesso? Farai molto bene: la poveretta ha molto sofferto per il mio arresto e credo che soffra tanto piú in quanto nei nostri paesi è difficile comprendere che si può
andare in prigione senza essere né un ladro, né un imbroglione, né un assassino; essa vive in condizioni di spavento permanente fin dallo scoppio della guerra (tre miei fratelli erano al fronte) e aveva ed ha una frase sua: «i miei figli li macelleranno» che in sardo è terribilmente piú espressiva che in italiano: «faghere a pezza». «Pezza» è la carne che si mette in vendita, mentre per l’uomo si adopera il termine «carre». Non so proprio come consolarla e farle capire che io sto abbastanza
bene e non corro nessuno dei pericoli che ella immagina: è molto difficile ciò, perché ella sospetta sempre che le si voglia nascondere la verità e perché si orienta pochissimo nella vita attuale; pensa che non ha mai viaggiato, non è mai stata neanche a Cagliari e io sospetto ella ritenga una bella favola molte descrizioni che noi le abbiamo fatto.
Carissima Tania, non riesco proprio a scriverti, oggi; mi hanno ancora dato un pennino che gratta la carta e mi obbliga a un vero acrobatismo digitale. Attendo tue lettere. Ti abbraccio.
Antonio

Ho osservato che manca meno di un mese alla Pasqua. Ora devi sapere che la Pasqua è uno dei tre giorni dell’anno in cui si permette ai detenuti di mangiar dolci. Io voglio proprio mangiare dei dolci speditimi da te. Farai ancora a tempo a mandarmeli? Spero di sí.
Fammi sapere quante mie lettere hai ricevuto finora. La prima, che ti scrissi il 12 febbraio, so che non poté arrivarti.

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