lettera n° 36 : 4 luglio 1927 : a Giuseppe Berti

novembre 21, 2009

Caro Berti,
ho ricevuto la tua lettera del 20 giugno* . Ti ringrazio di avermi scritto. Non so se Ventura ha ricevuto le mie numerose lettere, perché da Ustica non ricevo corrispondenza da un bel pezzo. In questo momento attraverso un certo periodo di stanchezza morale, in relazione ad avvenimenti di
carattere famigliare. Sono molto nervoso e irascibile; non riesco a concentrarmi su nessun argomento, anche se interessante, come quello trattato nella tua lettera. D’altronde ho perduto ogni contatto col vostro ambiente e non so immaginare quale sia il carattere delle trasformazioni
avvenute nella media dei confinati. Una delle attività piú importanti, secondo me, da svolgere da parte del corpo insegnante sarebbe quella di registrare, sviluppare e coordinare le esperienze e le osservazioni pedagogiche e didattiche; da questo ininterrotto lavoro solo può nascere il tipo di scuola e il tipo di insegnante che l’ambiente richiede. Che bel libro si potrebbe fare, e quanto utile, su queste esperienze. Poiché tale è la mia opinione, mi è difficile darti dei consigli e tanto meno scodellarti, come tu dici, una serie di idee «geniali». Penso che la genialità debba essere mandata
nel «fosso» e debba invece essere applicato il metodo delle esperienze piú minuziose e dell’autocritica piú spassionata o obiettiva. Caro Berti, non pensare che io voglia scoraggiarti o aumentare il turbamento che già esiste in te, come mi scrivi. Io penso, cosí all’ingrosso, che la scuola dovrebbe essere in tre gradi (fondamentali, perché ogni grado potrebbe essere diviso in corsi): il terzo grado dovrebbe essere quello degli insegnanti o equiparati, e funzionare piuttosto come circolo che come scuola in senso comune. Ogni componente, cioè, dovrebbe dare un suo contributo come conferenziere o relatore su determinati argomenti scientifici, storici o filosofici,
ma specialmente didattici e pedagogici. Per il corso di filosofia io penso, cosí, sempre all’ingrosso, che l’esposizione storica dovrebbe essere riassuntiva e si dovrebbe invece insistere su un sistema filosofico concreto, quello hegeliano, sviscerandolo e criticandolo in tutti i suoi aspetti. Farei invece un corso di logica, direi persino coi barbara, baralipton, ecc., e di dialettica. Ma di tutto questo potremo ancora parlare, se tu mi scriverai ancora.
Caro Berti, salutami tutti gli amici e credimi cordialmente tuo
Antonio

* Ustica 20. VI. 927
Caro Antonio,
tre mesi fa sono stato trasferito qui da Pantelleria. Già saprai come questa colonia è molto cambiata non fosse altro perché è sei volte piú numerosa di quando tu eri qui. L’attività educativa dei confinati è andata perciò
intensificandosi e allargandosi e un simile aumento quantitativo ha anche influito sulla sua qualità. I corsi sono numerosissimi e frequentati: si fa quel che si può nella maniera migliore possibile.
Da un paio di mesi mi hanno tirato fuori dei ranghi e mi hanno incaricato particolarmente del corso di storia della filosofia e di quello di storia. La cosa, da parecchi punti di vista, non mi ha fatto piacere.
Tu sai ch’io sono meridionale e napoletano per giunta. A questo (ed a questo soltanto) io attribuisco una mia spiccata tendenza — passata, oso sperare — ad occuparmi di cose che non conosco a fondo con una certa parlantina e
non senza sussiego. Questa tendenza mi ha dato per il passato alcuni dispiacerucci, sussistendone ancora vivo il ricordo frammisto ad un certo rimorso, mi hanno messo addosso un certo scrupolo che mi rende esitante e dubbioso dinanzi ad ogni questione che per poco si presenti come contradittoria (che è quanto dire dinanzi ad ogni questione possibile).
Immagina, dunque, con che animo ho cominciato a far scuola in materie in cui mi sento appena appena degno di essere io stesso scolaro. Ma se io non avessi accettato il peso di questo incarico sarebbe andato a finire sulle spalle
del prof. Parri del Corriere della sera o sul prof. Rosselli del Quarto Stato e per non dar loro questo incomodo ho dovuto accettare.
Per fortuna non sono solo. Il corso di storia della filosofia è preparato in collaborazione con Amadeo, con Mauro e con altri eccellenti amici. Procediamo cosí normalmente: io od Amadeo facciamo una relazione su di un determinato argomento, ad esempio, «Parmenide e la matematica dei pitagorici», indi si discute, indi poi io m’incarico di vergare il testo definitivo della lezione in forma di dispensa per iscritto. Finora abbiamo fatto sei dispense: tutta la filosofia naturalistica greca (i presocratici). Abbiamo trattato gli argomenti seguenti: 1° Delucidazioni preliminari sul
metodo 2° I Milesi 3° I pitagorici 4° Gli Eleati 5° I dialettici 6° Grandezza e decadenza della filosofia materialistica (Gli atomisti).
Se a te è permesso d’occuparti di filosofia io ti spedirei volentieri le sei dispense, che, naturalmente, sono semplici appunti fatti senza pretese. Tu, poi, dovresti restituirli. Pel primo argomento ci siamo serviti degli scritti di
filosofia del prof. Antonio Labriola e di alcuni elementi della famosa polemica fatta contro le teorie del prof. Dühring.
Naturalmente abbiamo fissato negli appunti soltanto quel tanto di elementi fondamentalissimi ch’erano necessari. Poi, diviso il corso in piú gruppi, in cinque o sei lezioni ci siamo soffermati spiegando. Oltre a questo abbiamo dato nel corso allo studio della dialettica il posto che meritava. Abbiamo perciò fatto leva su Empedocle ed Eraclito (di cui abbiamo i frammenti e di cui Hegel ha potuto dire che non vi era parte della sua filosofia ch’egli non avesse incluso nella sua logica). Fonti del corso: i testi di storia del Fiorentino, del De Ruggiero, del Windelband, del Weber, e qualche raccolta di frammenti originali. La terza dispensa l’abbiamo scritta insieme con Amadeo, la quarta è del tutto fatica personale di Amadeo, le altre, dopo le opportune modificazioni collettive, sono state fatte da me.
Finito il periodo della filosofia naturalistica entriamo in un periodo che presenta particolari difficoltà. È il periodo in cui l’osservazione si sposta decisamente dal campo naturalistico e si concentra sui fatti dell’uomo come
individuo e come convivente in una determinata società. È il periodo del rapido dissolvimento della polis, e la filosofia dell’epoca riflette tutta la complicata crisi della vita Ateniese.
Questo periodo lo cominceremo con un corso di storia greca (abbiamo E. Ciccotti e forse avremo Curtius) breve, s’intende e avremo, come bussola, il libro di Antonio Labriola su Socrate. Non è molto ma è parecchio e se non
riusciremo a fare cosa decente sarà per nostra ignoranza.
A questo punto hai ben capito che ti scrivo a scopo di avere in generale e in particolare consigli. Indicaci libri, materiali e dacci qualche idea geniale, ché qui c’è carestia.
Gli allievi di filosofia son circa settanta. Fra essi c’è il vecchio Sorgoni di Ancona, Bentivoglio di Molinella, Ciccotti Scozzese junior, Jora e poi tutti noi e ancora tanti altri.
Tutti studiamo assai volentieri. Del corso di storia in un’altra lettera.
Affettuosamente tuo
Berti

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