lettera n° 41 : 8 agosto 1927 : a Berti

novembre 29, 2009

Carissimo Berti,
ho ricevuto la tua del 15 luglio. Ti assicuro che il mio stato di salute non è peggiore di quello che era negli scorsi anni; credo anzi che sia un tantino migliorato. D’altronde non faccio nessun lavoro, perché non può chiamarsi lavoro il leggere puro e semplice. Leggo molto, ma disordinatamente. Ricevo qualche libro di fuori e leggo i libri della biblioteca carceraria, cosí, come capitano, settimana per settimana. Io possiedo una capacità abbastanza felice di trovare un qualche lato interessante anche nella piú bassa produzione intellettuale, come i romanzi d’appendice, per
esempio. Se avessi la possibilità, accumulerei centinaia e migliaia di schede su alcuni argomenti di psicologia diffusa popolare. Per esempio: come è nato il mito del «rullo compressore russo» del 1914; in questi romanzi trovi a centinaia gli spunti in proposito, ciò che significa che esisteva tutto
un sistema di credenze e di timori radicati nelle grandi masse popolari e che nel 1914 i governi imponevano quelle che si potrebbero dire le loro campagne d’agitazione nazionalistiche. Allo stesso modo trovi centinaia di spunti sull’odio popolare francese contro l’Inghilterra, legato alla tradizione
contadinesca della guerra dei cento anni, del supplizio di Giovanna d’Arco e poi alle guerre e all’esilio di Napoleone. Che i contadini francesi, sotto la Restaurazione, credessero Napoleone un discendente della Pulzella, non è estremamente interessante? Come vedi io razzolo anche nei letamai! D’altronde qualche libro interessante mi capita di tanto in tanto. Sto leggendo adesso l’Église et la Bourgeoisie primo tomo (300 pp. in 8°) di Origines de l’esprit bourgeois en France di un tale Groethuysen. L’autore, che non conosco, ma che deve essere un seguace della scuola sociologica del Paulhan, ha avuto la pazienza di analizzare molecolarmente le raccolte di prediche e di libri di devozione usciti prima del 1789, per ricostruire i punti di vista, le credenze, gli atteggiamenti della nuova classe dirigente in formazione. Una grande delusione intellettuale mi ha dato invece il tanto strombazzato libro di Henri Massis Défense de l’Occident; credo che Filippo
Crispolti o Egilberto Martire avrebbero scritto un libro piú snello se fosse loro venuto in testa l’argomento. Ciò che mi fa ridere è il fatto che questo egregio Massis, il quale ha una benedetta paura che l’ideologia asiatica di Tagore e di Gandhi non distrugga il razionalismo cattolico francese,
non s’accorge che Parigi è diventata una mezza colonia dell’intellettualismo senegalese e che in Francia si moltiplica il numero dei meticci. Si potrebbe, per ridere, sostenere, che se la Germania è l’estrema propaggine dell’asiatismo ideologico, la Francia è l’inizio dell’Africa tenebrosa e che il
jazz-band è la prima molecola di una nuova civiltà eurafricana!
Ti ringrazio per aver cercato di farmi avere i fogli mancanti al mio esemplare del libro del Rosselli. Hai letto il libro? Io non conosco il Rosselli, ma vorrei dirgli che non comprendo in un libro di storia l’acrimonia che egli mette nel suo. Questo in generale. In particolare: lo spunto del suo libro mi pare drammatico fino all’istrionismo (naturalmente il recensore del «Giornale d’Italia» si è impadronito di questo spunto e l’ha rigirato con la massima pacchianeria). Poi il Rosselli non accenna neanche al fatto che la famosa riunione di Londra del 1864 per l’indipendenza della Polonia era domandata dalle Società napoletane da qualche anno e fu convocata proprio per una
esplicita lettera di una Società napoletana. Il fatto mi pare capitale. Nel Rosselli c’è (per lui) una strana deformazione intellettuale. I moderati del Risorgimento, i quali dopo i fatti di Milano del febbraio 1853 e a pochi giorni dall’impiccagione di Tito Speri, avevano inviato un indirizzo di omaggio a Francesco Giuseppe, a un certo momento, specialmente dopo il 60 ma piú dopo gli avvenimenti di Parigi del 71, si impadronirono di Mazzini e se ne fecero un baluardo, anche contro Garibaldi (vedi Tullio Martello, per es. nella sua Storia). Questa tendenza è rimasta fino ad oggi ed è rappresentata dal Luzio. Ma perché anche dal Rosselli? Io pensavo che la giovane generazione di storici si fosse liberata da queste diatribe e dall’acrimonia che le accompagna e che ai Gesta dei avesse sostituito la critica storica. Del resto il libro del Rosselli «riempie una lacuna» realmente.
Ho ricevuto una cartolina da Amadeo. Saluta tutti affettuosamente, anche il Rosselli e il Silvestri.
Ti abbraccio.
Antonio

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