Carissima Giulia,
nel cortile, dove con altri detenuti vado a fare il passeggio regolamentare, è stata tenuta una esposizione di fotografie dei bambini rispettivi. Delio ha avuto un grande successo di ammirazione.
Da qualche giorno non sono più isolato, ma sto in una cella comune con un altro detenuto politico, che ha una graziosa e gentile bimbetta, di tre anni, che si chiama Maria Luisa. Secondo un costume sardo, abbiamo deciso che Delio sposerà Maria Luisa appena i due siano giunti all’età matrimoniale;
che te ne pare? Naturalmente attendiamo il consenso delle due mamme, per dare al contratto un valore piú impegnativo, sebbene ciò costituisca una grave deroga ai costumi e ai principi del mio paese. Immagino che tu sorrida e ciò mi rende felice; non riesco che con grande difficoltà a immaginarti sorridente.
Ti abbraccio teneramente, cara.
Antonio

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Carissima Tania,
ho ricevuto i libri seguenti: Francesco Crispi: I Mille; Broccardo, Gentile, ecc.: Goffredo Mameli e i suoi tempi; C. Maurras: L’«Action Française» et le Vatican.
Mi sono dimenticato, all’ultimo colloquio, di ringraziarti per il fazzolettino e di farti i dovuti complimenti. Le ochette mi paiono venute a maraviglia. Non ricordo se ti ho mai raccontato la storia dei fazzolettini ricamati da Genia; io mi divertivo un mondo a canzonarla, sostenendo che le rondini o gli altri ornamenti del ricamo erano sempre lucertole. E in verità tanto gli ornamenti che le cifre di quei fazzoletti avevano una spiccata tendenza ad assumere aspetti sauriani: Genia andava proprio in collera nel vedere misconosciuti i meriti dei suoi lavori donneschi. Devo riconoscere, in
perfetta lealtà, che i tuoi lavori sono invece molto ben riusciti e rinnovo i complimenti.
Vorrei scriverti a lungo sulla quistione dell’abito nuovo. Per me è una quistione completamente oziosa. Bisogna tener presente che il processo si terrà in un tempo relativamente prossimo e che dopo la condanna e l’invio a una casa di pena, l’amministrazione carceraria dà il vestito regolamentare da galeotto. È vero che il regolamento adopera a questo proposito una
formula alquanto vaga; dice press’a poco cosí: «Al detenuto saranno rasi i capelli e gli sarà fatta indossare la casacca, se del caso». Parrebbe che ci possano essere delle eccezioni. Ma io non ho nessuna prevenzione specifica contro la casacca e non farò pratiche speciali per essere una «eccezione». A che pro’ adunque farsi un vestito nuovo? Per il processo, poiché si potrebbe dire che l’attuale mia giacca è una esibizione «demagogica», metterò il vestito che ho al magazzino e che è in ordine abbastanza decente. Naturalmente non voglio litigare con te su un tale argomento e non
voglio neanche contrariarti; io parto da presupposti assolutamente utilitari, che possono essere corretti e modificati solo dalla preoccupazione di non contrariarti. Ti abbraccio teneramente
Antonio

Carissima mamma,
da qualche settimana non ricevo notizie né da te né da Carlo. Credo di averti già fatto sapere che rimarrò a Milano ancora per qualche tempo. Non ho ricevuto ancora i libri annunziatimi. Le mie condizioni di salute sono abbastanza buone. In questi ultimi giorni mi sento proprio bene,
perché abito in una cella insieme con un amico; la compagnia fa sentire meno la noia e ciò determina un po’ piú di appetito. Spero di ricevere tue lettere nei giorni prossimi e allora ti potrò scrivere piú a lungo.
Saluta affettuosamente tutti. Ti abbraccio
Nino

Cara Giulia,
ti voglio almeno inviare un saluto ogni volta che mi è concesso scrivere. È trascorso un anno dal giorno del mio arresto e quasi un anno dal giorno in cui ti scrissi la prima lettera dal carcere. Sono molto cambiato in questo tempo: credo di essermi rafforzato e sistemato meglio. Lo stato d’animo che mi dominava quando ti scrissi questa prima lettera (non voglio neanche tentare di descrivertelo, perché ti farebbe orrore), ora mi fa un po’ ridere. Penso che Delio deve avere avuto in quest’anno la possibilità di ricevere impressioni che lo accompagneranno per tutta l’esistenza; ciò mi fa stare allegro. Ti abbraccio teneramente.
Antonio

Carissima Tania,
ho già ricevuto qualche libro. Il Quintino Sella in Sardegna e il catalogo Mondadori li ho già in cella. Il libro del Finck e quello di Maurras sono arrivati, ma non mi sono stati ancora consegnati. È strano il fatto che il libro su «Quintino Sella» l’avevo domandato a mia madre; credo sia uno dei primi libri che ho letto, perché esisteva tra i libri di casa, tuttavia non mi ha rievocato nulla. Vorrei avere ancora queste pubblicazioni:
1° Benedetto Croce, Teoria e Storia della Storiografia (Laterza editore, Bari).
2° Machiavelli, Le piú belle pagine, a cura di G. Prezzolini (Treves editore).
3° Mario Sobrero, Pietro e Paolo (Treves editore).
4° Calendario-Atlante De Agostini per il 1927.
5° Catalogo dell’editore Vallecchi di Firenze, che puoi domandare alla Libreria Sperling.
Informati se nella collezione «Tutte le Opere» della casa editrice Barbèra di Firenze è uscito il «Tutto Machiavelli» e quanto costa; temo però che costi un po’ troppo, un centinaio di lire almeno.
Le piú belle pagine nella edizione Treves saranno perciò sufficienti. Quando cadde il centenario del Machiavelli lessi tutti gli articoli pubblicati dai 5 quotidiani che allora leggevo; ricevetti piú tardi il numero unico del «Marzocco» sul Machiavelli. Mi ha colpito il fatto come nessuno degli scrittori sul centenario abbia messo in relazione i libri del Machiavelli con lo sviluppo degli Stati in tutta Europa nello stesso periodo storico. Deviati dal problema puramente moralistico del cosidetto «machiavellismo» non hanno visto che il Machiavelli è stato il teorico degli Stati nazionali retti a
monarchia assoluta, cioè che egli, in Italia, teorizzava ciò che in Inghilterra era energicamente compiuto da Elisabetta, in Ispagna da Ferdinando il Cattolico, in Francia da Luigi XI e in Russia da Ivan il Terribile, anche se egli non conobbe e non poté conoscere alcune di queste esperienze
nazionali, che in realtà rappresentavano il problema storico dell’epoca che il Machiavelli ebbe la genialità di intuire e di esporre sistematicamente.
Ti abbraccio, cara Tania, dopo questa digressione che ti interesserà molto relativamente.
Antonio

Carissima Julca,
ho ricevuto tue due lettere, scritte verso la metà di settembre. Cosí ho dimenticato il lungo periodo di tempo, trascorso senza tue notizie. È però molto brutto stare cosí tanto tempo senza notizie. Io non riesco piú a orientarmi, per esempio; sento una certa confusione, e dovrò ancora fare
un certo sforzo per togliere la sordina al corso dei miei pensieri e dei miei sentimenti. Non devi impressionarti di queste parole. Sono certo un po’ indolenzito e voglio comunicarti il mio esatto stato d’animo. Tu devi aiutarmi a sgomitolarmi a poco a poco. Devi scrivermi a lungo e ogni volta
che ti è possibile, della tua vita e di quella dei bambini, di cui ignoro tutto, salvo la generica notizia della loro salute.
Ti abbraccio teneramente
Antonio

Carissima Tania,
mercoledí, al colloquio, sono proprio stato uno sciocco. Ci ho ripensato su per qualche giorno. Mi pare di essere stato di una freddezza quasi brutale. Non ti ho ringraziato delle 50 lire da te depositate e non ti ho nemmeno avvertito che le avevo ricevute al libretto. Sono umiliato di me stesso, in verità.
Sabato ho ricevuto i due asciugamani, lo strofinaccio e gli altri pezzi che non sono riuscito a identificare esattamente: uno che potrebbe essere anche un fazzoletto, lo adopero come salvietta; penso che non sarà, in ogni caso, una decadenza troppo notevole per lui. Gli altri pezzi di colore, presunti fazzoletti, li tengo da parte finché tu non me ne abbia indicato la destinazione. In ogni modo, credo che tu ti sia fatta una idea troppo nobile degli asciugatoi-strofinacci e che avresti invece fatto bene a seguire la mia realistica indicazione della canapa-iuta, come materia tessile piú
appropriata. Il lino dello strofinaccio è troppo nobile fibra per cadere cosí in basso; al mio paese col lino preparano solo i corredi delle giovani spose.
Cara Tania, ti abbraccio affettuosamente
Antonio

Carissima mamma,
ho ricevuto l’assicurata di Carlo del 28 ottobre e la tua lettera del 25. Ringrazia molto cordialmente Carlo dei denari che mi ha mandato; digli che per qualche tempo oramai sono a posto e che se avrò bisogno gli scriverò indubbiamente. Non voglio neanche che egli si sacrifichi troppo per me; chissà quando potrò sdebitarmi!
Non conosco la notizia sul processo che scrivi d’aver letto sui giornali, perché da qualche mese non leggo piú i quotidiani. Anch’io credevo di dover partire per Roma, e cosí infatti ti scrissi nell’ultima mia lettera; pochi giorni fa, invece, fui informato che il processo verrà fatto solo alla fine di gennaio o ai primi di febbraio. Rimarrò pertanto a Milano ancora qualche mese, ciò che non mi dispiace affatto, perché viaggiare in questa stagione non è piacevole (viaggiare da arrestato, s’intende!). Tu non devi avere nessun orgasmo, e devi solo pensare che io sono tranquillo. Oh!, queste mamme, queste mamme! Se il mondo fosse stato sempre nelle loro mani, gli uomini
vivrebbero ancora dentro le caverne, vestiti solo di pelli di caprone! E anche per la mia salute non devi preoccuparti. Sono stato informato che all’estero hanno pubblicato delle sciocchezze a questo riguardo, e non vorrei che qualche anima «pietosa» trovasse il modo di farle arrivare fino alle tue
orecchie (è vero, purtroppo, che le cattive notizie giungono sempre anche in fondo al mondo), tu devi solo credere a ciò che ti scrivo io, che sono il meglio informato di tutti e non ho nessuna ragione per nasconderti la verità. Mia cognata è ancora a Milano e continua a viziarmi come un
bambino, mandandomi ogni giorno qualche cosa che mi dia l’impressione di essere libero di mangiare tutto ciò che può piacermi. Non riesco a convincerla di ritornare a Roma, anche perché il clima di Milano non è dei migliori in questa stagione. Ho finalmente ricevuto notizie dei bambini,
che stanno bene e si sviluppano; Giulia invece è stata ammalata qualche mese. Mi dispiace molto della morte di zia Maria Domenica, era buona, in fondo, nonostante la sua rudezza, ed era certo la sola parente simpatica che avevamo (dopo zio Serafino). Io ricordo molto bene i modi e le parole di
tutta questa gente, quando eravamo bambini e ricordo che andavo piú volentieri in casa di zia Maria Domenica; tu capisci certe cose che io non ti scrivo.
Cara mamma, abbraccia affettuosamente tutti e tu ricevi tanti baci
Nino

Carissima Tania,
ricevo in questo momento la tua lettera del 21 con le due lettere di Giulia. Tu non sapevi proprio nulla della sua malattia? Spesso nei colloqui avevo l’impressione che tu non volessi parlarmi di qualche cosa e qualche settimana fa ero proprio deciso a porti la quistione; ma in carcere si acquista una psicologia molto complicata, purtroppo! e all’ultimo momento non ho voluto.
Tu mi hai promesso di dirmi la verità, sempre; e io non voglio neanche dubitare della tua promessa.
Stai sicura; io non mi sentirò male e non almanaccherò nel vuoto. Ma voglio essere informato, sempre. Scrivi anche tu a Giulia, perché mandi delle fotografie, sue e dei bambini, posteriori alla sua malattia. Ho tardato a scrivere questa lettera, per aspettare la distribuzione della posta. È troppo
tardi e non ho voglia di scrivere troppo in fretta a Giulia.
Ti abbraccio teneramente
Antonio

Carissima mamma,
non ho ricevuto tue lettere, dopo l’assicurata, ma ti voglio scrivere lo stesso per diverse ragioni: — 1° perché ho l’impressione che da qualche mese la mia corrispondenza sia diventata molto irregolare negli arrivi e partenze; una lettera in piú spedita è una probabilità di piú che qualcheduna arrivi. — 2° perché è probabile che tra breve io sia trasportato da Milano a Roma per
il processo e che per qualche settimana non possa scrivere. Tu non devi darti troppa ansia per queste storie; pensa che io sono assolutamente tranquillo e che sono sicuro che tutto l’affare andrà a finire bene, non subito, ma almeno fra un paio di anni. E ho imparato ad aspettare senza perdere la
pazienza. Saluta tutti affettuosamente. Ti abbraccio
Nino