lettera n° 77 : 30 gennaio 1928 : a Berti

gennaio 22, 2010

Carissimo Berti,
ho ricevuto la tua lettera del 13 una settimana fa, quando però avevo già esaurito le due lettere regolamentari. Nessuna novità da parte mia. Il solito squallore e la solita monotonia. Anche la lettura diventa sempre piú indifferente. Naturalmente, leggo ancora molto, ma senza interesse,
meccanicamente. Nonostante che sia in compagnia, leggo un libro al giorno e anche piú. Libri disparati, come puoi immaginare (ho riletto persino L’ultimo dei Mohicani di Fenimore Cooper), cosí come li distribuisce la biblioteca a pagamento del carcere. In queste ultime settimane ho letto qualche libro arrivatomi dalla famiglia, ma nessuno di soverchio interesse. Te li enumero, tanto per farti passare il tempo.
1. Le Vatican et l’Action Française. Si tratta del cosí detto «libro giallo» dell’«Action Française»; una raccolta di articoli, discorsi e circolari che conoscevo in gran parte, perché usciti nell’«Act. Franç.» del 1926. La sostanza politica del conflitto è nel libro mascherata con sette e
sette veli. Appare solo la discussione «canonica» sulla cosí detta «materia mista» e sulla «giusta (secondo i canoni) libertà» dei fedeli. Tu sai di che cosa si tratta: esiste in Francia una organizzazione cattolica di massa, sul tipo dell’«Azione Cattolica» nostrana, presieduta dal generale
di Castelnau. Fino alla crisi politica francese del 1926, i nazionalisti, di fatto, erano il solo partito politico che organicamente si innestasse in questa organizzazione e ne sfruttasse le possibilità (4-5 milioni di sottoscrizioni annue, per esempio). Cioè tutte le forze cattoliche erano esposte ai contraccolpi delle avventure di Maurras e Daudet, che nel 1926 avevano già pronto il governo provvisorio da issare al potere in caso di collasso. Il Vat., che prevedeva invece una nuova ondata di leggi anticlericali tipo Combes, ha voluto dimostrativamente rompere con l’«Act. Franç.» e lavorare per la organizzazione di un partito cattolico democratico di massa che avesse la funzione di un Centro parlamentare, secondo la politica Briand-Poincaré. – Nell’«Act. Franç.» per ragioni
ovvie, uscivano solo gli articoli mezzo-ossequienti e moderati: gli attacchi violenti e personali erano riserbati allo «Chiarivari» pubblicazione settimanale che non ha l’equivalente fra noi e che non era ufficialmente di Partito; ma questa sezione delle polemiche non è riportata nel libro. – Ho
visto che gli ortodossi hanno pubblicato una risposta al «libro giallo», compilata da Jacques Maritain, professore all’Università cattolica di Parigi e capo riconosciuto degli intellettuali ortodossi: ciò significa che il Vaticano ha registrato un successo notevole, perché nel ’26 il Maritain aveva scritto un libro per difendere Maurras e aveva prima firmato una dichiarazione nello stesso senso: oggi dunque, questi intellettuali si sono scissi e l’isolamento dei monarchici deve avere progredito.
Un libro di Alessandro Zévaès, Storia della terza repubblica – La Francia dal settembre 1870 al 1926 – superficialissimo, ma divertente. Aneddoti, larghe citazioni ecc. Serve per ricordare gli avvenimenti piú importanti della vita parlamentare e giornalistica francese. R. Michels, La Francia contemporanea. È una truffa libraria. Si tratta di una raccolta, senza
nesso, di articoli su alcuni aspetti parzialissimi della vita francese. Il Michels crede, poiché è nato nella Prussia renana, zona di confluenza tra romanesimo e germanesimo, di essere destinato a cementare l’amicizia tra tedeschi e neolatini, unendo in sé i peggiori caratteri dell’una e dell’altra
cultura: la mutria del filisteo teutonico e la fatuità sciagurata del meridionalismo. Eppoi quest’uomo che mette in vista come una coccarda il suo rinnegamento della razza germanica e si vanta di aver dato nome Mario a un suo figlio per ricordo della sconfitta dei Cimbri e dei Teutoni, mi dà l’impressione dell’ipocrisia piú sopraffina a scopi di carriera accademica.
Raccolta di scritti per il centenario di Goffredo Mameli (Gentile, ecc.). – La seconda edizione dei Mille di Francesco Crispi – il piú interessante di tutti. – Ed ecco tutto, poiché non ti voglio parlare di qualche altro meno notevole, di carattere romantico. Scrivimi quando puoi; ma credo che le tue possibilità sono ancora inferiori alle mie.
Cordialmente
Antonio
Tulli ti saluta – Devo correggere un errore, contenuto in una mia lettera di quando eri ad Ustica. Ti indicavo un libro sul metodo storico, attribuendolo a un Bernstein, mentre invece si trattava di un Bernheim: la memoria mi serve proprio male, perché questo volume mi è servito per
due anni come testo scolastico: si vede che sono invecchiato piú di quanto supponessi. Il nome esatto è rigalleggiato all’improvviso e senza ragione di nesso e ho voluto, per scrupolo, avvertirtene.
Saluti affettuosi.

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