Carissima Tania, ho ricevuto la tue due lettere e le due lettere di Giulia. La prossima volta scriverò una lettera intiera per Giulia. Ho scritto perché Carlo ti mandi le notizie che domandi sulla pratica. Non so cosa farai né in che forma. In ogni modo avverti il «personaggio» che deve raccomandare
la mia pratica (mia perché mi interessa, ma non fatta da me, ma dalla famiglia) che dica che io sono disposto a far costruire a mie spese il tavolino occorrente, in modo che l’amministrazione del carcere non abbia spese.
Non preoccuparti del denaro. Ho molto, circa 1.000 lire, a libretto; sono dunque assicurato per un pezzo contro tutti gli imprevisti.
Mandami pure il libro quadrilingue, di cui mi scrivi; mi sarà molto utile.
Mi dispiace la tua grande fatica per il tuo lavoro. Io non voglio aumentarla, domandandoti di scrivermi spesso delle lunghe lettere. A me basta che mi scriva regolarmente anche delle semplici cartoline illustrate. Lo stare a lungo senza notizie mi rende nervoso e preoccupato.
Da Roma ho ricevuto una cassetta di libri, non un semplice pacco: mi ero male espresso. Non ho ancora potuto averli, perché ne ho altri in lettura e piú di un certo numero non posso averne in cella. Non so quali siano i libri nuovi che mi dici essere stati mandati da Milano: forse i libri della
Slavia? Li ho ricevuti. A proposito: appena escono fammi mandare il V e il VI volume di «Guerra e pace». E i miei libri che avevo lasciati all’avv. Ariis? Non ne ho saputo nulla finora. Vorrei essere informato, non perché mi servano subito: anzi sarebbe bene ritardarne l’invio, — ma perché sappia cosa pensarne.
Carissima Tania, ti abbraccio affettuosamente
Antonio

Carissima Tania, mi hai messo in punizione per quella mia lettera alquanto scellerata? In un mese mi hai scritto solo due volte: il 5 e il 6 ottobre. Sono stato molto contento, veramente felice, per le fotografie dei bambini e di Giulia e anche per la tua. Ma perché e come mai sei diventata cosí
cattiva? Come hai potuto scrivermi e pensare che ricevere una tua fotografia possa non farmi piacere e che io possa rimandartela indietro? Il mondo è davvero grande e terribile e, specialmente per chi è in carcere, sempre piú incomprensibile. Mi scrivi una volta al mese e ancora mi scrivi in modo cosí cattivo! È vero che da due anni ti ho dato un’infinità di noie e di fastidi e poi ho anche osato rimproverarti, ma tu mi pari, nonostante tutto, almeno un po’ ingenua se non capisci che la mia situazione
mi impone anche di queste necessità. Ciò che mi dispiace piú di tutto è che in questi due anni io ho perduta quasi tutta la mia sensibilità e che la persuasione di non essere capito, nei limiti in cui sono obbligato a scrivere, mi caccia sempre piú in basso in uno stato di indifferenza passiva e beata, da cui non riesco a svincolarmi. Cosí, per esempio, nonostante che questo fosse sempre il mio pensiero assillante e quasi ossessionante, non avevo piú scritto per domandare le fotografie dei bambini. Il non riceverle mi faceva soffrire crudelmente, ma non riuscivo piú a scrivere in proposito e mi abbandonavo alla deriva dei miei sentimenti, senza tentare neppure di uscirne con un colpo brusco. Vorrei spiegare a Giulia e a te lo stato d’animo generale in cui mi trovo dopo due anni di carcere, ma forse è ancora presto. Mi pare di potere, per ora, fissare solo questo punto: che mi sento un po’ come un sopravvissuto, in tutti i significati. Per capire meglio, bisognerebbe che ricorressi a un paragone un po’ complesso: dicono che il mare sia sempre immobile oltre i trenta metri di profondità,
ebbene io sono affondato almeno fino a venti metri, cioè sono immerso in quello strato che si muove solo quando si scatenano bufere di una certa entità, molto al di sopra del normale. Ma sento di affondare sempre piú, e lucidamente vedo il momento in cui giungerò, per linee impercettibili,
al livello dell’immobilità assoluta, dove non si faranno sentire neanche le burrasche piú formidabili, da dove non sarà neanche piú possibile vedere i movimenti degli strati superiori sia pure come una mera mareggiata di ricami di spume. E quel che è peggio, mi pare di essere già caduto in uno stato di trance, che deve essere proprio dei vecchi carcerati, i quali non ragionano piú per nessi reali, ma per intuizioni di carattere magico o spiritico. Quando sono giunte le fotografie, sono sceso per firmare
il registro delle raccomandate assolutamente sicuro che si trattava delle fotografie. Nessun elemento anteriore poteva avermi suggerito questo pensiero, anzi, l’avermi tu scritto che mi avresti mandato dei soldi, poteva semplicemente suggerirmi che si trattava del loro arrivo. Ancora. Prima
che mi arrivassero le cose che mi hai mandato da Roma (la valigia e il pacco dei libri), ho pensato nitidamente che mi avresti mandato una determinata cassettina di legno. Essa non aveva niente di caratteristico, non me ne ricordavo neanche piú, o almeno niente poteva indurmi a pensarci. E la cassettina c’era davvero. Questo episodio mi ha colpito e mi colpisce anche oggi piú che non quello delle fotografie.
Basta. Forse in un’altra lettera, cercherò di spiegarmi meglio. Del resto, non credere (e neanche Giulia creda) che io sia del tutto incitrullito. Forse il dormire poco mi ha un po’ stordito e mi porta a questi stati d’animo.
Dunque ho ricevuto le cose che mi hai mandato da Roma e ti ringrazio. Ora ricevo anche direttamente dalla Libreria le riviste in abbonamento. Non so perché non ricevo la «Critica fascista» alla quale ero stato abbonato a Milano e che ricevetti fino a tutto febbraio: la Libreria mi scrisse a Roma nel giugno che avrebbe provveduto, ma non ho visto nessuna conseguenza di questo provvedere.
Se non ti dispiace scrivi a Carlo, dicendogli che ho ricevuto la sua lettera e che può farmi fare in casa delle calze molto robuste, perché le scarpe carcerarie mi hanno rovinato il corredo.
Per il resto non ho bisogno. Cara Tania, non essere cattiva, scrivimi piú spesso e scrivi a Giulia per esprimerle tutta la mia gioia per aver visto la sua fotografia e quella dei bambini.
Ti abbraccio teneramente.
Antonio

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua lettera del 23 settembre (assicurata), quella del 24, la lettera della mamma del 25 e la tua cartolina del 2 ottobre. Ti ringrazio delle 200 lire e delle notizie che tu e la mamma mi mandate sulla vita del paese. (A proposito: ho ricevuto l’atlantino, il catalogo del «Nuraghe» e le
sigarette). Devi sempre mandarmi notizie di Ghilarza: esse sono molto interessanti e significative.
Mi pare che se ne possa trarre questa conclusione. Mentre prima, in Sardegna, c’era una delinquenza di carattere prevalentemente occasionale e passionale, legata in modo indubbio ai costumi arretrati e a punti di vista popolari che se erano barbarici conservavano tuttavia un qualche
tratto di generosità e di grandezza, ora invece si va sviluppando una delinquenza tecnicamente organizzata, professionale, che segue piani prestabiliti, e prestabiliti da gruppi di mandanti che talvolta sono ricchi, che hanno una certa posizione sociale e che sono spinti a delinquere da una
perversione morale che non ha niente di simile con quella del classico banditismo sardo. È un segno dei tempi dei piú caratteristici e significativi. Cosí è significativo il diffondersi dei suicidi. –
Hai fatto male a comandare il libro di Goethe alla Libreria Sperling. Non credo che si riesca a trovare con la semplice indicazione del titolo, perché si tratta di una delle tantissime antologie goethiane stampate in Germania, il cui titolo è preso dal primo verso di una brevissima poesia. Io credo che sia veramente nella scansia di casa, perché ricordo di averlo visto nel 1924. D’altronde ti prego di non comandare mai libri per me alla Sperling, perché si sta formando una confusione incredibile. – Invece dovresti acquistarmi a Cagliari qualche numero della rivista «Mediterranea»;
la vedo spesso citata in altre pubblicazioni, per articoli di storia sarda, talvolta molto interessanti, ma non so dove sia stampata: credo a Cagliari. In ogni modo a Cagliari deve essere facile trovarla.
– Nella cartolina mi scrivi di non ricevere lettere da Tatiana. Tatiana mi scrive di aver scritto a te e alla mamma e di non aver ricevuto risposta. Ci deve essere stato qualche disguido. Non so, perciò, se sai che Tatiana si è trasferita a Milano, dove abita in via Plinio 34. Oggi stesso ho ricevuto una
sua raccomandata, contenente le fotografie dei bambini e una lettera di Giulia che dà notizie buone.
I bambini sono graziosi e stanno bene.
Sono contento che la salute della mamma e tua e di Grazietta sia migliorata. Alla mamma
vorrei osservare che mi pare che ci mette troppo piacere nello scrivermi che Edmea fa dei rimproveri alla sua mamma perché si è sposata. Che non c’entri per nulla la suggestione di ciò che sente dire intorno a sé? La situazione per voi è difficile e imbarazzante, lo comprendo,
specialmente ora che la bambina è cresciuta. Ma non vi pare che sia male di mettere, o di contribuire a mettere una figlioletta contro la sua mamma? E credete che quando Edmea sarà cresciuta e potrà veramente capire e giudicare, non potrà serbarvi rancore di averle instillato o di
non avere cercato di impedire che nascessero in lei dei sentimenti cosí morbosi. A me pare che la sua mamma abbia fatto benissimo a sposarsi. Per quanto mi consta è una brava donna che ha sempre lavorato e che è stata trattata molto male da Nannaro, non perché non abbia voluto sposarla,
s’intende, ma per altre cose molto brutte. Credete che un giorno Edmea non possa venire a sapere molte cose e sentire di aver oggi falsificato i suoi sentimenti? Scrivo queste cose perché io stesso ho sofferto da bambino per aver mal giudicato e alcune di queste sofferenze hanno lasciato una
cicatrice nella mia coscienza.
Informami della pratica che hai fatto o devi ancora fare per farmi ottenere la possibilità di scrivere. Non devi limitarti a scrivere all’avv. Niccolai; devi fare la pratica tu stesso, a nome della famiglia, presso il ministero. Io credevo che tu avresti fatto prima di me. Se avessi saputo, avrei fatto io stesso la pratica direttamente, attraverso la trafila carceraria. Pazienza. – Scrivimi piú spesso che puoi. La mia salute è sempre la stessa.
Abbracci affettuosi a tutti
Antonio

 

 

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 15 e del 17 settembre. Sono rimasto un po’ in ansia, perché dal 3 settembre non ricevevo tue notizie e non sapevo darmene ragione: tu mi avevi accennato prima alle tue non buone condizioni di salute e temevo non potessi neanche scrivermi.
Vedo che la mia ultima lettera, un poco… tragica, non ti ha molto impressionato. Tuttavia devi tenerne conto strettamente. A quanto pare, non sei disposta a far ciò; perché tanta ostinazione?
Per esempio, mi annunzi che mi manderai dei soldi. È inutile che li mandi. Ciò che mi manda Carlo mi è piú che sufficiente. Qui si può spendere pochissimo: d’altronde non saprei neppure cosa comprare, perché le cose in vendita sono in quantità limitata. Non ti ho mai descritto la mia esistenza,
che non è molto brillante e non può dar luogo a quadri di colore. Per ciò che riguarda la parte materiale, mi sono già adattato. Il vitto consiste in ciò: 300 grammi di pane, 700 grammi di latte, circa 200 grammi di pasta al burro e 2 uova crude. Questo sarebbe un vitto d’infermeria, che mi viene dato
perché non posso mangiare carne, né la ministra col pomodoro. Io compro ogni giorno in più 50 grammi di zucchero e 50 grammi di burro e da qualche tempo 1 chilo di uva. Pare che 1 chilo d’uva si possa comprare ogni giorno per tutta la stagione: io mangio l’uva e mangio pochissimo pane, un
120 grammi al giorno, parte col latte e parte col burro la sera. Digerisco male anche questo cibo, che pure è tanto leggero. Tutta la questione è nel dormire. Dormo troppo poco e sento sempre una spossatezza generale. Il Sedobrol mi ha fatto bene, ma è finito presto. Tutto il male dipende dagli
acidi urici, a quanto ha diagnosticato il medico di Roma che mi ha visitato prima della partenza. Tu credi che si possa fare una cura generale contro l’uricemia? Io penso di riprendere, ai primi freddi, le iniezioni di Bioplastina, che nel passato mi hanno fatto abbastanza bene.
Tu non mi hai scritto nulla sulla pratica fatta al Ministero perché mi sia concesso di poter scrivere in cella. Neanche Carlo mi ha scritto nulla. Cosa avete fatto in concreto? Io pensavo che fatta di fuori, dalla famiglia, la pratica sarebbe stata piú spedita. Adesso, non sapendo nulla da parte
vostra, esito a iniziare io la pratica, per evitare sovrapposizioni, che urtano la mentalità burocratica.
Cosí non mi hai scritto nulla a proposito delle pubblicazioni periodiche che dovrei ricevere dalla Libreria Sperling. Sono partito da Roma da due mesi e mezzo: il cambiamento d’indirizzo avrebbe dovuto essere fatto subito. Perché non è stato fatto? Dove vengono inviate le riviste dopo la
tua partenza da Roma? E perché non arrivano a Turi? Ti prego di mettere in chiaro questa faccenda che mi sta a cuore piú di tutto, e di disporre perché io riceva regolarmente le pubblicazioni alle quali sono abbonato. Una grande confusione è intanto avvenuta: numeri saltati ecc. ecc. Pensare che a
Milano il servizio funzionava benissimo ed io potevo avere le riviste subito appena uscite, nonostante il doppio controllo del Tribunale Speciale e del Carcere. Ti prego proprio di occuparti e di definire questa questione prima di ogni altra. Per me è essenziale. Fammi sapere notizie della tua salute.
Non preoccuparti troppo della mia, che continuerà ad essere su per giú come per il passato.
L’importante è che non abbia piú a viaggiare e ad avere quindi ragioni extra per stancarmi. Scrivimi spesso, o almeno con regolarità. Ogni novità m’induce a pensare a eventi straordinari, a malattie ecc. E io non posso scriverti che una volta al mese. Non ho ricevuto i pacchi da Roma, ancora. Secondo me, hai fatto male a non spedirli tu stessa. Speriamo bene. Anche da Carlo non ho ricevuto lettere da un pezzo. Basta. Attendo tue lettere.
Ti abbraccio.
Antonio

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua assicurata del 27 agosto. Ti ringrazio. Forse Tatiana ti ha già comunicato che la mia situazione è molto migliorata per il fatto che mi trovo da qualche settimana solo in una cella. La quistione dell’avere la disponibilità della penna e della carta non ha fatto nessun passo in
avanti; non so quale risultato abbiano avuto le pratiche fatte da te e da Tatiana. In ogni modo devi sapere che tutto dipende dal Ministero, come mi fu assicurato anche dall’Ispettore che visitò recentemente le carceri di Turi, per cui io qui posso fare poco e ottenere nulla. È necessario che sia
tu ad insistere per ottenere il permesso, che non è escluso dal regolamento e che viene dato a parecchia gente in altre Case di Pena. Non credo che contro di me si voglia applicare una misura speciale di rigore.
Ho ricevuto il pacco. Non capisco le complicazioni che hai immaginato per le sigarette Macedonia tipo Esportazione, per le quali dici di aver scritto a Genova al porto franco. Esse sono in vendita da per tutto e non c’è bisogno di scrivere ad un porto franco. Chissà cosa mai hai creduto che desiderassi: qualche specialità straordinaria. Tieni sempre presente che io non domando mai niente di straordinario ed eccezionale.
Una raccomandazione devo fare a te che ho fatto a Tatiana abbastanza vivacemente. Di non iniziare nessuna pratica che mi riguardi e non mandarmi nulla, se prima non sono stato avvertito.
Tatiana mi ha fatto passare due brutte settimane, facendomi sapere di aver detto a qualche impiegato del Ministero che sarebbe stato bene trasferirmi da Turi a Soriano. Non so se anche tu sei stato d’accordo in questo affare. Ad ogni modo sei avvertito che tutte queste iniziative mi sono enormemente sgradite e che io non accetterò cambiamenti, per quanto mi è possibile. Non voglio piú viaggiare. L’ultimo viaggio mi ha ridotto uno straccio. Non puoi immaginare quanto abbia sofferto. L’irritazione del sangue e della pelle subita durante tutti i cambiamenti che il viaggio domanda fu tale che mi scoppiò il cosidetto «fuoco di S. Antonio», con sofferenze atroci. Ora mi
sto rimettendo, ma sono ancora mezzo abbrutito. Immagina quale impressione mi ha fatto il sapere di poter essere minacciato da un nuovo viaggio alla ventura. Ho scritto a Tatiana forse anche con troppa durezza. Ma ancora si faceva delle illusioni su un viaggio straordinario. Illusioni, perché in ultima analisi tutto dipende dai carabinieri e dalla Questura. Da Ustica a Milano dovevo fare il viaggio straordinario per ordine del Tribunale Speciale; rimasi in viaggio 20 giorni, e pernottai in 10 carceri. Da Milano a Roma il viaggio fu straordinario per la durata, ma rimasi 16 ore coi ferri
nel vagone cellulare per mancanza di carabinieri invece che in terza, come aveva ordinato il Tribunale, ci fecero viaggiare in cellulare, di notte, ciò che è proibito dal regolamento. Per il viaggio da Roma a Turi avevo un certificato del medico: al momento della partenza il certificato sparí e dovetti stare in viaggio 12 giorni, col «fuoco di S. Antonio» addosso. Eppoi non voglio viaggiare né mutare. Sei avvertito. – Scrivi a Tatiana che in una sua lettera del 1° settembre accenna a notizie sui bambini che avrei ricevuto e che invece non ho ricevuto per nulla, forse una lettera si è perduta. – Scrivile anche che tra i libri romani ci deve essere un libro intitolato: Gino
Piastru – La truffa garibaldina in Francia, che vorrei avere per ricostruire una conversazione amichevole avuta col giudice istruttore di Milano.
Mandami notizie un po’ dettagliate sulla salute della mamma che non mi ha piú scritto. Teresina non mi ha scritto ancora. – Tra i miei libri di Ghilarza ce n’è uno «Goethe, Über allen Gipfeln» (in tedesco, rilegato) che vorrei avere. – Saluta e bacia tutti di casa. Abbraccia tanto la mamma e falle tanti auguri. Vi abbraccio.
Antonio

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 31 agosto e del 10 e 3 settembre dopo che ti avevo già scritto (– ti ho scritto il 27 agosto e ho spedito con raccomandazione; il 3 sett. tu non avevi ancora ricevuto questa mia lettera; tienimi informato perché io possa reclamare in caso di smarrimento –). Ho
domandato di scriverti questa lettera straordinaria per vedere di fermare l’alluvione di iniziative che d’improvviso tu hai scatenato. Ma che cosa ti è saltato in testa? Appena giunto a Turi ti ho scritto di «non inviarmi nulla che io prima non ti avessi richiesto». Il Direttore del carcere, in una udienza,
mi ha detto di aver sottolineato questa frase, per metterla piú in rilievo. Tu mi hai risposto che andava bene, che ti saresti attenuta a questa norma; perché poi hai mutato parere? Lo stesso si dica per l’affare di Soriano. Prima mi accenni alla cosa, assicurandomi che non avresti fatto nulla senza
il mio consenso preventivo; poi mi scrivi d’averne parlato al Ministero. Perché fai cosí? Oggi la collera mi è passata, perché ho ricevuto i 4 pacchi e ho dovuto, se non altro, ridere della tua amorevole ingenuità, ma ti assicuro che nei giorni scorsi sono stato proprio male. L’impossibilità di scriverti subito e di evitare a tempo qualche iniziativa catastrofica (come sarebbe di farmi viaggiare nelle condizioni in cui mi trovo) mi empiva di un vero furore, ti assicuro. Mi sembrava di essere doppiamente carcerato, poiché anche tu ti mettevi a non riconoscermi nessuna volontà, a ordinare la
mia vita come ti saltava in testa, senza voler ascoltare il mio parere, che pure sono in carcere, so cos’è, ne ho i segni dolorosi sulla pelle. Come puoi illuderti ancora di traduzioni straordinarie, nonostante tutte le promesse, quando hai visto ciò che mi è successo finora? Eppoi io non voglio
cambiare, in nessun modo, anche se mi traducessero in sleeping, perché sono contrario per principio a ogni cambiamento che non sia necessario e fatto a ragion veduta, molto veduta. Già a Milano abbiamo avuto, a questo proposito, uno scambio di opinioni un po’ vivace: tu mi avevi
promesso di non ricominciare. Ahimè! Cosí si dica per gli oggetti che mi mandi e che scrivi di volermi ancora mandare. Ho riso oggi, ma sai che c’è da diventar tristi a vedere ciò che tu credi io possa avere. Vuol dire che non immagini cosa sia il carcere, cioè che non riesci a formarti un
concetto esatto di quale sia la mia reale situazione. Tu credi che io sia in un pensionato o qualcosa di simile. Ora, io non posso avere nulla di mio, solo della biancheria e dei libri. Basta; hai capito?
Niente vestito, niente soprabito, ecc. ecc. Niente di metallo: neanche una scatoletta per la vasellina. Non devi proprio mandarmi nulla che io non ti abbia prima domandato e non devi prendere nessuna
iniziativa che prima non abbia avuto la mia esplicita approvazione. Senza eccezioni di sorta. Altrimenti tu mi aggraverai il carcere invece di alleviarmelo. Fa invece ciò che io ti domando. 1° Ancora non ricevo regolarmente le riviste dalla Libreria. 2° Invece di mandarmi una grammatica tedesca per gli italiani, mi hai mandato una grammatica italiana per i tedeschi (proprio cosí). 3° I miei libri ad Ustica sono stati raccolti da Virginio Borioni (confinato politico). 4° Non so se hai scritto all’avv. Ariis per i libri che ho lasciato a Milano. – Basta. Non arrabbiarti troppo neppure tu per ciò che ti ho scritto: so bene che tutto ciò che hai fatto lo hai fatto per ciò che credevi il mio bene. D’altronde non dubitare: se ho bisogno di qualcosa, ti scriverò. Per esempio: puoi mandarmi qualche pacchetto di sigarette Giubek o Macedonia-Esportazione. Mandami una dozzina delle
cosidette «fave americane» che servono a profumare il tabacco (si vendono nelle farmacie). Mandami pure qualche traduzione dal russo (ediz. Slavia) e la Letteratura del Lo Gatto. Ti abbraccio teneramente, ma non farmi piú arrabbiare. Credi che ho una volontà razionale e che ciò che faccio lo faccio dopo averci pensato molto, molto.
Antonio

* Leggi settembre.

Carissima Tania,
ho ricevuto in questo mese sei tue lettere. Ti ringrazio. Io, per un pezzo ancora, ti potrò scrivere solo una volta al mese, cioè potrò scrivere solo una lettera ogni 15 giorni (l’altra alla mamma o a Carlo). E (almeno questo ancora) le mie lettere non possono che essere di carattere immediato, per organizzare la mia vita alla bella meglio. Incomincio la lista delle quistioni. – 1° Per carità, non fare nessuna pratica per un qualsiasi mio trasferimento ad altra casa. Non pensarci neppure. Se può dipendere dalla mia volontà, io non viaggerò piú. L’ultimo viaggio è stato orrendo e ancora non mi sono rimesso completamente dall’abbrutimento in cui mi aveva piombato. Sono
stato quasi 20 notti senza dormire! – 2° Sono stato messo in una cella da solo. Da questo punto di vista sto molto meglio di prima. Occorre però continuare le pratiche perché mi siano concesse carta e penna dal Ministero. Quando potrò lavorare organicamente intorno a qualche ricerca letteraria o
fare qualche traduzione, il tempo mi passerà facilmente: ho una maravigliosa facilità all’adattamento. Ciò che mi ha reso duro il carcere, finora (a parte tutte le altre privazioni che sono portate dalla mia situazione) è stato l’ozio intellettuale. – 3° Sulla quistione dei libri dovrei scrivere
molti commi. La Libreria di Milano ha avuto il mio indirizzo? Finora non ho ricevuto direttamente nulla. Cosí non ricevo con ordine le riviste e non posso controllare gli arrivi. L’avv. Ariis cosa ha intenzione di fare coi libri che gli lasciai in deposito a Milano? Ti ha scritto qualche cosa? Fagli
scrivere da mio fratello per sollecitarlo, poiché io penso che ciò sia necessario. Per i libri russi che vuoi mandarmi mi occorrerebbe un dizionario: io devo averne uno, russo-francese, del Makharof.
Quello che mi avevi mandato ad Ustica era in francese-russo e non so dove sia andato a finire. (I miei libri di Ustica erano stati presi in consegna, dopo mia lettera, da Virginio Borioni, che non era fra gli arrestati di Palermo. – Non so se gli hai scritto per dargli il mio indirizzo; egli mi aveva
promesso di spedirmi i libri alla Casa di Pena dove sarei stato assegnato). Dei miei libri romani vorrei avere quelli di storia e quelli dedicati all’Azione Cattolica e al Cattolicismo in generale. –
Non mandarmi l’«Emporium» o altro di simile. Non voglio ricevere nulla piú di quanto io stesso ho comandato alla Libreria. Una cosa che puoi farmi avere è il «Secolo Illustrato» di Milano, per le fotografie d’attualità: puoi farmi l’abbonamento dal 1° luglio (coi numeri arretrati) per il secondo
semestre del 28. – 4° Carlo ti ha trasmesso, come scrivi, la lista delle cose da me desiderate.
Aggiungi: a) una borsa di gomma per il tabacco – b) delle pastiglie del dott. Favre per l’emicrania – c) dell’aspirina Bayer.
Auff! Non ne posso piú di tutte queste cose che devo scriverti. Penso alle camminate che ti costringo a fare: e non mi hai piú informato della tua flebite! Parliamo d’altro. Per esempio del regalo che vuoi fare a Giulia. Sai che non ho mai preso sul serio la tua idea di fare un regalo a Giulia, a mio nome. Per Delio e per Giuliano va bene: essi possono veramente credere che sia io a fare loro dei regali e legare il mio nome agli oggetti che riceveranno. Ma Giulia non è una bambina e mi pare che ci sia una certa presa in giro in questo affare dei regali. Tutt’al piú potrei regalarle la mia penna stilografica, ma non le servirebbe! Ti pare? D’altronde mi sento enormemente in difetto
verso di lei, perché non le scrivo direttamente da tanto tempo. Sono sicuro che lei non crede perciò che io le voglia meno bene, ma non so come fare: quando scrivo, mi pare di emarginare delle pratiche burocratiche e non voglio scriverle essendo dominato da questo stato d’animo. Vedi come
sono sentimentale! Meno male che ci sei tu, che sei cosí buona e non ti offenderai perché a te non esito a inviarti pratiche burocratiche! Questo è un bel ginepraio! Carissima Tania, scrivi tu a Giulia per me. Eppoi: le mandi ancora queste mie lettere? Esse sono scritte non solo per te: né io riesco
sempre a pensare a te come distaccata da Giulia. Come potrei altrimenti essere cosí insistente nel darti tanti fastidi? Che sarebbero fastidi, poi, se in te non ci fosse qualcosa di Giulia e io non pensassi a te in una con Giulia. Vedi? È una specie di pirandellismo epistolare, questo. Cara, ti
abbraccio teneramente
Antonio
Sai che mi fa uno stranissimo effetto sentirmi chiamare Nino da te: cosí mi chiamavano a casa tanto tempo fa e cosí mi scrive mia madre e Carlo. Mi fa anche un po’ ridere, perché si tratta, nella mia vita, di uno scenario vecchissimo e anacronistico.

Carissimo Carlo, sono giunto a Turi il 19 luglio; le prime due lettere le ho dovute scrivere a Tatiana per informarla di ciò che poteva mandarmi del bagaglio da me lasciato al carcere di Roma. Tatiana ha scritto di aver mandato una lettera alla mamma per darle mie notizie e trasmetterle le parti delle mie lettere che la potevano interessare. Bisogna che ti ricordi sempre e ricordi alla mamma che io posso scrivere una lettera ogni 15 giorni; perciò a voi posso scrivere una volta al mese per scrivere una volta al mese anche a Tatiana. Bisognerà aver pazienza. Vuol dire che Tatiana vi trasmetterà delle mie lettere a lei delle parti che vi possono interessare, e tu o la mamma trasmetterete a Tatiana ciò che può interessarle delle mie lettere a voi. 1) Ho ricevuto la tua assicurata del 12 luglio con le 250 lire; ti ringrazio. Ho ricevuto la lettera della mamma del 3 agosto: mi è dispiaciuto assai l’aver conosciuto cosí tardi la sua malattia. Faccio tanti auguri alla mamma per un suo ristabilimento rapido e sicuro. Tienimi informato sempre di tutto; Teresina non mi ha scritto. Ho ricevuto notizie di Giulia e dei bambini. Sono rientrati dalla campagna da qualche giorno; Giulia, che era debole, si è rimessa. I bambini stanno bene e si sviluppano. Riceverò le loro fotografie e scriverò perché una copia sia mandata anche alla mamma. Intanto la mamma non mi ha ancora mandato le sue impressioni sulla fotografia di Delio che le ho spedito da Milano e io ci tengo assai ad avere dei grandi complimenti. 2) Ti devi, appena hai un po’ di tempo disponibile, occupare di una pratica per me di grande importanza. Bisogna che tu domandi al ministero competente, a nome della mia famiglia (della mamma e tuo), che siano prese disposizioni perché io possa essere messo in una cella da solo, qui nel carcere (si chiama esattamente «Casa Penale Speciale di Turi»). Ora sono in una camerata con altri quattro, anch’essi condannati per reato politico, ma che hanno malattie ai bronchi e ai polmoni. Io non ho tali malattie e la promiscuità continuata, nonostante tutte le precauzioni (d’altronde molto difficili nella vita carceraria) potrebbe, specialmente nella prossima stagione, che acuisce i mali polmonari, avere conseguenze gravi. Io penso che non sia difficile ottenere ciò, dato che il Tribunale speciale mi ha condannato alla reclusione ma non ha specificato che essa debba essere aggravata dalla tubercolosi. Attraverso Tatiana puoi fare avvertire l’avv. Niccolai, in queste pratiche l’intervento di uno che vada negli uffici competenti vale piú di cento lettere. Aggiungi che io sono affetto da grave depressione nervosa e da insonnia, puoi immaginare quali notti io passi. Nella domanda aggiungi che il mio passato lavoro di intellettuale mi fa sentire fortemente la difficoltà allo studio e alla lettura che si trova quando si è in una camerata di tali ammalati e chiedi che andando da solo mi sia concesso di poter avere carta e inchiostro per dedicarmi a qualche lavoro di carattere letterario e allo studio delle lingue. Ricorda che io sono stato assegnato a Turi non per malattie polmonari, ma per uricemia cronica che mi ha rovinato la dentatura e lo stomaco e mi ha dato degli esaurimenti nervosi con seguito di emicranie e nevrastenia croniche. 3) Scrivi a Tatiana che non posso avere né vestiti né soprabiti: solo biancheria. O tu direttamente o attraverso Tatiana dovreste mandarmi: un pettine – due o tre fodere da cuscino – qualche pacchetto di sigarette Esportazione – per profumare il tabacco fammi mandare tre o quattro «fave americane» (si trovano nelle grandi farmacie di Roma). 4) Non so quali libri potresti mandarmi, per ora fammi mandare il catalogo della Casa Editrice «Il Nuraghe» e il Calendario-Atlante De Agostini. Scrivi subito a Tatiana per fare avvertire l’avv. Niccolai della pratica al Ministero di Giustizia e per salutarla tanto a mio nome. Rassicura la mamma sulle mie condizioni di salute. A Tatiana fa sapere che non ho ricevuto nulla ancora direttamente dalla libreria, ma solo tre pacchi rispediti da Roma; il mio nuovo indirizzo è stato comunicato? O la comunicazione è andata perduta? Scrivimi quanto puoi e fammi scrivere. Abbraccia tanto la mamma e tutti di casa. Affettuosamente. Antonio

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue lettere, con la data del 25 luglio. Ti ringrazio. Adesso dovrai aver pazienza, perché ti potrò scrivere solo tra un mese; la prossima lettera, fra 15 giorni, la scriverò a Carlo e alla mamma, che non si accontenterebbero di ricevere mie notizie solo per il tuo tramite.
Bisognerebbe poter soddisfare tutte le esigenze, ma ho diritto solo a 2 lettere al mese! Pazienza.
Vedrò di scriverti per ordine su tutti gli argomenti essenziali, ora che mi sono un po’ orientato e informato.
1° È necessario che tu ti metta in grado di dimostrare il mio diritto di scriverti e il tuo diritto di occuparti dei fatti miei. La settimana scorsa, dopo averti scritto, sono stato sottoposto a una specie di interrogatorio. Secondo me, è sufficiente che tu abbia a disposizione, per mandarlo in caso
di bisogno a questa Direzione, una carta che dimostri come il Tribunale Speciale a Milano e a Roma e la Direzione del Carcere di Roma ti hanno permanentemente dato il colloquio. Forse basta una carta dell’Ufficio-Colloqui di Roma; in caso di necessità però puoi anche rivolgerti
all’Avvocato Generale Militare Isgrò. Speriamo che sia sufficiente e che non occorra spendere denari per certificati piú complessi.
2° L’erpete è quasi guarito. Mi dà solo fastidio, non piú dolore vivo. Sarebbe guarito anche prima, se durante il viaggio avessi avuto la possibilità di fare le spalmature regolari di una pomata prescritta dal medico di Caserta. Cosí è avvenuta, io credo, una cicatrizzazione insufficiente per l’attrito continuo con la biancheria e un ritardo della guarigione.
3° Come vedi, anche dall’avviso contenuto nella testata del foglio, non posso ricevere nessun genere alimentare. Posso invece ricevere effetti di biancheria. Ma si presenta il problema della sua utilizzazione razionale, poiché in cella ne posso tenere pochissima (il cambio settimanale)
e ciò non permette il programma da te esposto nella lettera. Tuttavia credo di aver bisogno ancora di alcune camicie. Le maglie sarà bene mandarmele. Ricordati che ho lasciato della biancheria a Milano al Tulli; dovrebbe essere in consegna presso l’avv. Ariis. Bisognerà mandarmi anche una
valigia e forse anche il sacco per tenere la roba in magazzeno.
4° Ho ricevuto i due pacchi di libri, rispediti da te. Direttamente dalla Libreria non ho ricevuto ancora nulla. A Roma mi sono sempre dimenticato di dirti che bisogna mandare il mio indirizzo a «Virginio Borioni, confinato politico, Ustica» il quale ha in consegna i libri da me lasciati a Ustica al momento dell’arresto. A Ustica ho lasciato anche della corrispondenza e la
Gillette per la barba. Scrivi, raccomandandoti perché tutto mi sia spedito qui a Turi.
5° Bisogna lasciar passare ancora qualche tempo, prima che ti possa scrivere sulle mie condizioni in questo reclusorio. Ho il vitto latteo d’infermeria; c’è il passeggio due volte al giorno, sufficiente. Non mi sono ancora abituato alla vita promiscua del camerone (siamo 6 in compagnia); e soffro molto d’insonnia. Dopo una piú lunga esperienza, vedrò se sia necessario fare pratiche speciali presso il Ministero e presso il Tribunale Speciale per ottenere di avere una cella da solo, ciò che renderebbe piú facile ottenere di poter avere il necessario per scrivere e quindi per poter studiare organicamente. Forse lo farò, basandomi sul precedente che a Milano, quando fu fatta l’inchiesta sulle mie condizioni di salute, fui rimproverato dal Direttore per non essermi lamentato prima e non aver domandato prima ciò di cui avevo bisogno.
6° Mandami del sapone e del dentifricio. Puoi mandarmi il Sedobrol che dovevi mandarmi a Roma? Ti ringrazio per i regali che hai mandato a mio nome per Delio e per Giuliano: non saprei cosa indicarti per Giulia; scegli tu e io sarò contento. Ti abbraccio, cara,
Antonio
(Scrivimi spesso – quanto puoi)
Scrivendo a Carlo, vedrò di farti scrivere qualcosa di cui posso essermi dimenticato o qualche novità.

Carissima Tania,
sono giunto a destinazione ieri mattina. Ho trovato la tua lettera del 14 e una lettera di Carlo con 250 lire. Ti prego di scrivere tu a mia madre per comunicare quelle cose che possono interessarla. D’ora in poi scriverò solo ogni 15 giorni una lettera, ciò che mi porrà dinanzi a dei veri casi di coscienza. Cercherò di essere ordinato e di utilizzare al massimo la carta disponibile.
1°. Il viaggio Roma-Turi è stato orribile. Si vede che i dolori da me sentiti a Roma e che mi sembravano un mal di fegato, non erano che l’inizio dell’infiammazione che si manifestò in seguito. Stetti male in modo incredibile. A Benevento trascorsi due giorni e due notti infernali; mi torcevo come un verme, non potevo stare né seduto, né in piedi, né sdraiato. Il medico mi disse che era il fuoco di S. Antonio e che non c’era da far nulla. Durante il viaggio Benevento-Foggia il male si calmò e le bolle di cui ero ricoperto nella vita destra si seccarono. A Foggia rimasi 5 giorni e negli ultimi 3 giorni ero già a posto, potevo dormire qualche ora e potevo sdraiarmi senza essere trafitto dai dolori. Mi è rimasta ancora qualche bolla mezzo secca e un certo dolore alle reni, ma ho l’impressione che non si tratti di una cosa grave. Non so spiegare l’incubazione romana che durò
circa 8 giorni e che si manifestava con violentissime punture interne nella vita destra anteriore.
2°. Non ti posso ancora scrivere nulla sulla mia vita avvenire. Sto facendo i primi giorni di quarantena, prima di essere assegnato definitivamente ad un reparto. Penso che però tu non possa mandarmi nulla oltre ai libri e agli effetti di biancheria: non si può ricevere nulla di alimentare.
Perciò non mandare mai nulla senza che io prima te l’abbia domandato.
3°. I libri da Milano (Libreria) falli spedire direttamente: è inutile che tu spenda per trasmettere ciò che deve essere già affrancato.
4°. Il memoriale non c’era piú: l’ho dovuto prendere con me.
Le ciliegie mi sono state utilissime, quantunque io non le abbia neppure assaggiate: mi hanno facilitato il viaggio.
Ricevo in questo momento la tua lettera del 19, con la lettera di Giulia. Vorrei scrivere a lungo a Giulia, ma non riesco a impostare la lettera cosí come vorrei. È difficile da scrivere. Vedrò la prossima volta, dopo essermi riposato un po’ ed aver messo un po’ d’ordine nelle mie idee.
Scrivile tu e mandale le notizie solite.
Carissima, scrivi a Carlo che anche lui non si metta in testa delle stranezze, come sarebbe di far venire la mamma fino a Turi. Sarebbe un delitto far fare a una vecchia che non si è mai mossa dal paese un viaggio cosí lungo e disagiato. E poi penso che avrebbe una impressione troppo brutta
nel vedermi vestito da recluso ecc. ecc.
Ti abbraccio teneramente.
Antonio