lettera n° 90 : 26 marzo 1928 : alla mamma

febbraio 9, 2010

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua assicurata del 12 marzo tre giorni dopo (il 14). Avrei potuto informartene subito, lunedí scorso, ma avevo già impegnate le lettere settimanali che sono concesse e non credetti di farti un torto grave. Ti ringrazio e ringrazio Carlo molto affettuosamente.
Come vedi, non sono ancora partito per Roma, ma certamente questa volta ci siamo; si tratterà ad ogni modo, di giorni e non piú di mesi come è successo nel passato. Ho già ricevuto la sentenza di rinvio a giudizio, compilata dalla Commissione istruttoria presso il Tribunale speciale.
Non ho appreso da essa nulla di nuovo. Contro di me non è portata nessuna accusa concreta, suffragata da prove documentarie e testimoniali. Ci sono quattro funzionari della polizia che
affermano essere io responsabile di tutto il male che è successo in Italia nel 1926, anche del cattivo raccolto; tra l’altro ho visto ricordato persino il mio viaggio a Ghilarza nell’ottobre del ’24 come un elemento di accusa. Vedi un po’! E tu ti lamentavi sempre perché io non mi facevo vedere! Meno male che viaggiavo poco. Naturalmente tutto questo non deve crearti delle illusioni e farti credere che io possa essere assolto. Bisogna proprio che ti abitui al pensiero che sarò condannato e che
necessariamente dovrò passare in carcere un certo numero di anni, che spero brevi, ma che è inevitabile. Io sono arciabituato oramai e anzi vorrei che tutto si svolgesse piú rapidamente e che fossi già inviato in una casa di pena coi capelli rasi e la casacca. Cosí finirebbe una buona volta il
tormento di mia cognata, per esempio, la quale, per essermi vicina e potermi alleviare la vita, è stata quasi sei mesi all’ospedale da un anno a questa parte e ancora deve esservi ricoverata per le sue condizioni di estrema debolezza.
Ho ricevuto qualche giorno fa notizie recenti dei bambini e di Giulia, notizie abbastanza buone. Credi, e non avere nessun dubbio in proposito, che io sono tranquillissimo. Ogni giorno piú, anzi, divento piú forte e duro alle commozioni. Non sono mai stato eccessivamente sentimentale,
come ben sai, e forse questa apparente insensibilità spesse volte ti ha cagionato dolore; oggi devo aver perduto anche quel poco di sentimentalismo che forse una volta ho posseduto. Come per la
selce, ci vuole un colpo dato con l’acciaio per far scaturire scintille da me. Ma tu, con poche altre persone, hai certo questa virtú dell’acciaio: ti abbraccio forte forte.
Nino

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