lettera n° 109 : 8 ottobre 1928 : a Carlo

febbraio 17, 2010

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua lettera del 23 settembre (assicurata), quella del 24, la lettera della mamma del 25 e la tua cartolina del 2 ottobre. Ti ringrazio delle 200 lire e delle notizie che tu e la mamma mi mandate sulla vita del paese. (A proposito: ho ricevuto l’atlantino, il catalogo del «Nuraghe» e le
sigarette). Devi sempre mandarmi notizie di Ghilarza: esse sono molto interessanti e significative.
Mi pare che se ne possa trarre questa conclusione. Mentre prima, in Sardegna, c’era una delinquenza di carattere prevalentemente occasionale e passionale, legata in modo indubbio ai costumi arretrati e a punti di vista popolari che se erano barbarici conservavano tuttavia un qualche
tratto di generosità e di grandezza, ora invece si va sviluppando una delinquenza tecnicamente organizzata, professionale, che segue piani prestabiliti, e prestabiliti da gruppi di mandanti che talvolta sono ricchi, che hanno una certa posizione sociale e che sono spinti a delinquere da una
perversione morale che non ha niente di simile con quella del classico banditismo sardo. È un segno dei tempi dei piú caratteristici e significativi. Cosí è significativo il diffondersi dei suicidi. –
Hai fatto male a comandare il libro di Goethe alla Libreria Sperling. Non credo che si riesca a trovare con la semplice indicazione del titolo, perché si tratta di una delle tantissime antologie goethiane stampate in Germania, il cui titolo è preso dal primo verso di una brevissima poesia. Io credo che sia veramente nella scansia di casa, perché ricordo di averlo visto nel 1924. D’altronde ti prego di non comandare mai libri per me alla Sperling, perché si sta formando una confusione incredibile. – Invece dovresti acquistarmi a Cagliari qualche numero della rivista «Mediterranea»;
la vedo spesso citata in altre pubblicazioni, per articoli di storia sarda, talvolta molto interessanti, ma non so dove sia stampata: credo a Cagliari. In ogni modo a Cagliari deve essere facile trovarla.
– Nella cartolina mi scrivi di non ricevere lettere da Tatiana. Tatiana mi scrive di aver scritto a te e alla mamma e di non aver ricevuto risposta. Ci deve essere stato qualche disguido. Non so, perciò, se sai che Tatiana si è trasferita a Milano, dove abita in via Plinio 34. Oggi stesso ho ricevuto una
sua raccomandata, contenente le fotografie dei bambini e una lettera di Giulia che dà notizie buone.
I bambini sono graziosi e stanno bene.
Sono contento che la salute della mamma e tua e di Grazietta sia migliorata. Alla mamma
vorrei osservare che mi pare che ci mette troppo piacere nello scrivermi che Edmea fa dei rimproveri alla sua mamma perché si è sposata. Che non c’entri per nulla la suggestione di ciò che sente dire intorno a sé? La situazione per voi è difficile e imbarazzante, lo comprendo,
specialmente ora che la bambina è cresciuta. Ma non vi pare che sia male di mettere, o di contribuire a mettere una figlioletta contro la sua mamma? E credete che quando Edmea sarà cresciuta e potrà veramente capire e giudicare, non potrà serbarvi rancore di averle instillato o di
non avere cercato di impedire che nascessero in lei dei sentimenti cosí morbosi. A me pare che la sua mamma abbia fatto benissimo a sposarsi. Per quanto mi consta è una brava donna che ha sempre lavorato e che è stata trattata molto male da Nannaro, non perché non abbia voluto sposarla,
s’intende, ma per altre cose molto brutte. Credete che un giorno Edmea non possa venire a sapere molte cose e sentire di aver oggi falsificato i suoi sentimenti? Scrivo queste cose perché io stesso ho sofferto da bambino per aver mal giudicato e alcune di queste sofferenze hanno lasciato una
cicatrice nella mia coscienza.
Informami della pratica che hai fatto o devi ancora fare per farmi ottenere la possibilità di scrivere. Non devi limitarti a scrivere all’avv. Niccolai; devi fare la pratica tu stesso, a nome della famiglia, presso il ministero. Io credevo che tu avresti fatto prima di me. Se avessi saputo, avrei fatto io stesso la pratica direttamente, attraverso la trafila carceraria. Pazienza. – Scrivimi piú spesso che puoi. La mia salute è sempre la stessa.
Abbracci affettuosi a tutti
Antonio

 

 

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