lettera n° 110 : 20 ottobre 1928 : a Tatiana

febbraio 23, 2010

Carissima Tania, mi hai messo in punizione per quella mia lettera alquanto scellerata? In un mese mi hai scritto solo due volte: il 5 e il 6 ottobre. Sono stato molto contento, veramente felice, per le fotografie dei bambini e di Giulia e anche per la tua. Ma perché e come mai sei diventata cosí
cattiva? Come hai potuto scrivermi e pensare che ricevere una tua fotografia possa non farmi piacere e che io possa rimandartela indietro? Il mondo è davvero grande e terribile e, specialmente per chi è in carcere, sempre piú incomprensibile. Mi scrivi una volta al mese e ancora mi scrivi in modo cosí cattivo! È vero che da due anni ti ho dato un’infinità di noie e di fastidi e poi ho anche osato rimproverarti, ma tu mi pari, nonostante tutto, almeno un po’ ingenua se non capisci che la mia situazione
mi impone anche di queste necessità. Ciò che mi dispiace piú di tutto è che in questi due anni io ho perduta quasi tutta la mia sensibilità e che la persuasione di non essere capito, nei limiti in cui sono obbligato a scrivere, mi caccia sempre piú in basso in uno stato di indifferenza passiva e beata, da cui non riesco a svincolarmi. Cosí, per esempio, nonostante che questo fosse sempre il mio pensiero assillante e quasi ossessionante, non avevo piú scritto per domandare le fotografie dei bambini. Il non riceverle mi faceva soffrire crudelmente, ma non riuscivo piú a scrivere in proposito e mi abbandonavo alla deriva dei miei sentimenti, senza tentare neppure di uscirne con un colpo brusco. Vorrei spiegare a Giulia e a te lo stato d’animo generale in cui mi trovo dopo due anni di carcere, ma forse è ancora presto. Mi pare di potere, per ora, fissare solo questo punto: che mi sento un po’ come un sopravvissuto, in tutti i significati. Per capire meglio, bisognerebbe che ricorressi a un paragone un po’ complesso: dicono che il mare sia sempre immobile oltre i trenta metri di profondità,
ebbene io sono affondato almeno fino a venti metri, cioè sono immerso in quello strato che si muove solo quando si scatenano bufere di una certa entità, molto al di sopra del normale. Ma sento di affondare sempre piú, e lucidamente vedo il momento in cui giungerò, per linee impercettibili,
al livello dell’immobilità assoluta, dove non si faranno sentire neanche le burrasche piú formidabili, da dove non sarà neanche piú possibile vedere i movimenti degli strati superiori sia pure come una mera mareggiata di ricami di spume. E quel che è peggio, mi pare di essere già caduto in uno stato di trance, che deve essere proprio dei vecchi carcerati, i quali non ragionano piú per nessi reali, ma per intuizioni di carattere magico o spiritico. Quando sono giunte le fotografie, sono sceso per firmare
il registro delle raccomandate assolutamente sicuro che si trattava delle fotografie. Nessun elemento anteriore poteva avermi suggerito questo pensiero, anzi, l’avermi tu scritto che mi avresti mandato dei soldi, poteva semplicemente suggerirmi che si trattava del loro arrivo. Ancora. Prima
che mi arrivassero le cose che mi hai mandato da Roma (la valigia e il pacco dei libri), ho pensato nitidamente che mi avresti mandato una determinata cassettina di legno. Essa non aveva niente di caratteristico, non me ne ricordavo neanche piú, o almeno niente poteva indurmi a pensarci. E la cassettina c’era davvero. Questo episodio mi ha colpito e mi colpisce anche oggi piú che non quello delle fotografie.
Basta. Forse in un’altra lettera, cercherò di spiegarmi meglio. Del resto, non credere (e neanche Giulia creda) che io sia del tutto incitrullito. Forse il dormire poco mi ha un po’ stordito e mi porta a questi stati d’animo.
Dunque ho ricevuto le cose che mi hai mandato da Roma e ti ringrazio. Ora ricevo anche direttamente dalla Libreria le riviste in abbonamento. Non so perché non ricevo la «Critica fascista» alla quale ero stato abbonato a Milano e che ricevetti fino a tutto febbraio: la Libreria mi scrisse a Roma nel giugno che avrebbe provveduto, ma non ho visto nessuna conseguenza di questo provvedere.
Se non ti dispiace scrivi a Carlo, dicendogli che ho ricevuto la sua lettera e che può farmi fare in casa delle calze molto robuste, perché le scarpe carcerarie mi hanno rovinato il corredo.
Per il resto non ho bisogno. Cara Tania, non essere cattiva, scrivimi piú spesso e scrivi a Giulia per esprimerle tutta la mia gioia per aver visto la sua fotografia e quella dei bambini.
Ti abbraccio teneramente.
Antonio

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