lettera n° 115 : 31 dicembre 1928 : a Carlo

marzo 23, 2010

Carissimo Carlo,
ho ricevuto un mucchio di cose: i medicinali, le 200 lire, ecc. Ti ringrazio di cuore. Il medico mi ha detto che il Siero Casali mi farà certamente bene. Pare sia la cura piú appropriata. Per Natale è venuta a Turi Tatiana; si è trattenuta abbastanza per avere alcuni colloqui. Mi è dispiaciuto
che proprio nei giorni di Natale mi sia sentito poco bene. Ho avuto un attacco di uricemia, con grandi dolori alle reni, alle viscere e alla vescica, che però è già in via di dileguarsi. Cosí temo che Tatiana abbia avuto una impressione falsa della mia condizione generale di salute. In realtà questo è un male doloroso solo quando si fa acuto; ciò che può avvenire di raro, purché si stia attenti a escludere dall’alimentazione ogni cibo irritante o riscaldante. D’ora innanzi starò ancora piú attento che per il passato e spero di evitare ogni altra occasione. La visita di Tatiana, a parte questo
contrattempo, mi ha fatto molto piacere, come puoi immaginare.
Ho ricevuto la lettera di mamma del 24, col biglietto e la figurina di Edmea. Sono contento che la mamma stia meglio e vada rimettendosi. Bacia tanto Edmea da parte mia, con qualche leggero pizzicotto nelle parti grasse, e ringraziala delle sue espressioni molto gentili e molto ben
dette. Però mi pare che ella, se compone abbastanza bene e sa mettere in frasi spontanee e vive i suoi sentimenti, commette un numero di strafalcioni d’ortografia troppo grande anche per una scolara che è appena in terza. Dev’essere poco attenta e sempre piena di fretta: penso che anche nel parlare, qualche volta rassomigli a un mulinello e si mangi la metà delle parole, inghiottendo l’r con particolare gusto. Bisogna stare attenti a farle fare i compiti con diligenza e con molta disciplina.
Nelle scuole sarde di villaggio avviene che una bambina, o un bambino, che in casa è stato abituato a parlare l’italiano (anche se poco e male), per questo solo fatto si trova ad essere superiore ai suoi condiscepoli, che conoscono solo il sardo e quindi imparano a leggere e a scrivere, a parlare, a comporre in una lingua completamente nuova. I primi sembra che siano piú intelligenti e vispi, mentre qualche volta non è, e perciò in famiglia e a scuola, si trascura di abituarli al lavoro metodico e disciplinato, pensando che con l’«intelligenza» supereranno tutte le difficoltà ecc. Ora l’ortografia è proprio il punto dell’asino di questa intelligenza. Se Mea non studia bene e non si corregge di questa deficienza, cosa si potrà pensare? Si potrà pensare che si tratti di una di quelle
tante bambine che hanno i nastrini ai capelli, le vestine bene stirate ecc. e poi hanno le mutandine sporche. Diteglielo con un certo garbo, per non farle troppo dispiacere. La sua figurina non mi piace per nulla: non c’è nessuna spontaneità e nessun gusto. Eppure sarebbe tanto bene che
imparasse un po’ di disegno.
Caro Carlo, non devi preoccuparti troppo dei denari che mi mandi. Non devi fare sciocchezze inutili. Sai che io sono molto positivo e pratico in queste cose. Ho adesso al libretto 950 lire, depurate di ogni gravame (la cassa l’ho già pagata). Ciò significa che bisogni urgenti non posso averne e che tu non devi stare in pensiero se per qualche mese non ti è comodo mandarmi neanche un soldo. Ti pare? Tanti auguri a tutti per il nuovo anno. Baci affettuosi
Antonio

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