lettera n° 126 : 6 maggio 1929 : a Tatiana

aprile 6, 2010

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due lettere e le due lettere di Giulia; non ho invece ricevuto la «lunghissima» annunziata imminente il 30 aprile. Tra quindici giorni scriverò tutta la lettera per Giulia e per Delio; cosí non potrò ribattere i rimproveri che, immagino, mi scriverai. D’altronde non
devi mai prendere in senso assoluto ciò che ti scrivo: certo io sono molto cambiato, ma può darsi che si tratti solo di un fenomeno provvisorio, legato alla vita eccezionale del carcere. Penso che abbiano contribuito molto a ciò, i fatti che mi sono successi nel carcere di Milano e che ho riferito
al Tribunale Speciale in contradditorio col vice-questore De Sanctis. La diffidenza si è mutata in un abito di apatia e di indifferentismo, che forse è una forma istintiva di autodifesa.
A proposito dei 500 franchi che devi ancora pagare, io credo che vi converrebbe liberarvi completamente dell’aggravio, liquidando l’ipoteca con la terra stessa, cioè vendendola e intascando il residuo, se ce n’è. Tutta questa storia, quando l’ho saputa, mi ha fatto alquanto ridere e mi ha
provato la mancanza di senso pratico in tutti voi: credo che ci sia qualcuno che vi ha sfruttato, godendosi la terra e raccogliendone i frutti. Non sarei maravigliato se, al momento in cui avrete pagato l’ultimo centesimo dell’ipoteca, faceste la scoperta che la terra non vi appartiene piú, in virtú
di qualche articolo del Codice civile svizzero, riguardante l’incuria dei proprietari e il possesso continuato da parte di terzi, senza che il proprietario abbia fatto nel frattempo atti di podestà. Che ci possano un giorno vivere i bambini, mi pare un’idea affettuosa suggerita dai ricordi del passato.
Quanto ai disegni di Vittorio, non fidartene, per carità! Io ne ho conosciuto qualcuno, e ho dovuto sudare quattro camicie perché a Vittorio non succedesse qualche brutto scherzo. Io penso, in conclusione, che tu devi scrivere a tuo padre tutta la verità: la cifra di ciò che hai speso, facendogli
ricordare o sapere che nello stesso tempo egli spendeva la stessa somma, e quanto rimane ancora da pagare. In realtà tu non sai nulla di nulla di ciò che il vostro fiduciario o amico ha fatto per conto vostro, e scommetto che tra tutti non avete neanche piú il titolo di proprietà. – A proposito di
quanto ho scritto su Vittorio, non devi pensare che io non lo stimi e non gli voglia bene: egli è appunto originale e ricchissimo di fantasia, e i suoi progetti se ne risentono moltissimo; non so dove è nato, ma mi piacerebbe sapere se è nato in Provenza.
Attendo con ansia le babouches beduine; mi pare che devano andare bene perché le ho viste ad Ustica durante un ricevimento presso i beduini che erano là confinati. A proposito, sai che uno di questi beduini, un certo Haussiet, veniva quasi ogni giorno a trovarmi per vedere la fotografia di
Delio; egli aveva lasciato un bambino a Bengasi e si maravigliava che una fotografia potesse essere cosí espressiva, dolente che la sua religione proibisse di riprodurre la figura umana. Gli dissi che Kemal adesso permetteva di fotografarsi e allora disse che la moglie era troppo stupida per sapere cos’era la fotografia e che l’avrebbe ripudiata. Gli dissi che Kemal proibiva la poligamia e allora si afflisse, perché nonostante tutto, per lui Kemal era come il papa del maomettanesimo. –
Cara Tania, ti abbraccio teneramente, e attendo la tua lunga lettera.
Antonio

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