Carissima Tania, ho ricevuto la tue due lettere e le due lettere di Giulia. La prossima volta scriverò una lettera intiera per Giulia. Ho scritto perché Carlo ti mandi le notizie che domandi sulla pratica. Non so cosa farai né in che forma. In ogni modo avverti il «personaggio» che deve raccomandare
la mia pratica (mia perché mi interessa, ma non fatta da me, ma dalla famiglia) che dica che io sono disposto a far costruire a mie spese il tavolino occorrente, in modo che l’amministrazione del carcere non abbia spese.
Non preoccuparti del denaro. Ho molto, circa 1.000 lire, a libretto; sono dunque assicurato per un pezzo contro tutti gli imprevisti.
Mandami pure il libro quadrilingue, di cui mi scrivi; mi sarà molto utile.
Mi dispiace la tua grande fatica per il tuo lavoro. Io non voglio aumentarla, domandandoti di scrivermi spesso delle lunghe lettere. A me basta che mi scriva regolarmente anche delle semplici cartoline illustrate. Lo stare a lungo senza notizie mi rende nervoso e preoccupato.
Da Roma ho ricevuto una cassetta di libri, non un semplice pacco: mi ero male espresso. Non ho ancora potuto averli, perché ne ho altri in lettura e piú di un certo numero non posso averne in cella. Non so quali siano i libri nuovi che mi dici essere stati mandati da Milano: forse i libri della
Slavia? Li ho ricevuti. A proposito: appena escono fammi mandare il V e il VI volume di «Guerra e pace». E i miei libri che avevo lasciati all’avv. Ariis? Non ne ho saputo nulla finora. Vorrei essere informato, non perché mi servano subito: anzi sarebbe bene ritardarne l’invio, — ma perché sappia cosa pensarne.
Carissima Tania, ti abbraccio affettuosamente
Antonio

Carissima Tania, mi hai messo in punizione per quella mia lettera alquanto scellerata? In un mese mi hai scritto solo due volte: il 5 e il 6 ottobre. Sono stato molto contento, veramente felice, per le fotografie dei bambini e di Giulia e anche per la tua. Ma perché e come mai sei diventata cosí
cattiva? Come hai potuto scrivermi e pensare che ricevere una tua fotografia possa non farmi piacere e che io possa rimandartela indietro? Il mondo è davvero grande e terribile e, specialmente per chi è in carcere, sempre piú incomprensibile. Mi scrivi una volta al mese e ancora mi scrivi in modo cosí cattivo! È vero che da due anni ti ho dato un’infinità di noie e di fastidi e poi ho anche osato rimproverarti, ma tu mi pari, nonostante tutto, almeno un po’ ingenua se non capisci che la mia situazione
mi impone anche di queste necessità. Ciò che mi dispiace piú di tutto è che in questi due anni io ho perduta quasi tutta la mia sensibilità e che la persuasione di non essere capito, nei limiti in cui sono obbligato a scrivere, mi caccia sempre piú in basso in uno stato di indifferenza passiva e beata, da cui non riesco a svincolarmi. Cosí, per esempio, nonostante che questo fosse sempre il mio pensiero assillante e quasi ossessionante, non avevo piú scritto per domandare le fotografie dei bambini. Il non riceverle mi faceva soffrire crudelmente, ma non riuscivo piú a scrivere in proposito e mi abbandonavo alla deriva dei miei sentimenti, senza tentare neppure di uscirne con un colpo brusco. Vorrei spiegare a Giulia e a te lo stato d’animo generale in cui mi trovo dopo due anni di carcere, ma forse è ancora presto. Mi pare di potere, per ora, fissare solo questo punto: che mi sento un po’ come un sopravvissuto, in tutti i significati. Per capire meglio, bisognerebbe che ricorressi a un paragone un po’ complesso: dicono che il mare sia sempre immobile oltre i trenta metri di profondità,
ebbene io sono affondato almeno fino a venti metri, cioè sono immerso in quello strato che si muove solo quando si scatenano bufere di una certa entità, molto al di sopra del normale. Ma sento di affondare sempre piú, e lucidamente vedo il momento in cui giungerò, per linee impercettibili,
al livello dell’immobilità assoluta, dove non si faranno sentire neanche le burrasche piú formidabili, da dove non sarà neanche piú possibile vedere i movimenti degli strati superiori sia pure come una mera mareggiata di ricami di spume. E quel che è peggio, mi pare di essere già caduto in uno stato di trance, che deve essere proprio dei vecchi carcerati, i quali non ragionano piú per nessi reali, ma per intuizioni di carattere magico o spiritico. Quando sono giunte le fotografie, sono sceso per firmare
il registro delle raccomandate assolutamente sicuro che si trattava delle fotografie. Nessun elemento anteriore poteva avermi suggerito questo pensiero, anzi, l’avermi tu scritto che mi avresti mandato dei soldi, poteva semplicemente suggerirmi che si trattava del loro arrivo. Ancora. Prima
che mi arrivassero le cose che mi hai mandato da Roma (la valigia e il pacco dei libri), ho pensato nitidamente che mi avresti mandato una determinata cassettina di legno. Essa non aveva niente di caratteristico, non me ne ricordavo neanche piú, o almeno niente poteva indurmi a pensarci. E la cassettina c’era davvero. Questo episodio mi ha colpito e mi colpisce anche oggi piú che non quello delle fotografie.
Basta. Forse in un’altra lettera, cercherò di spiegarmi meglio. Del resto, non credere (e neanche Giulia creda) che io sia del tutto incitrullito. Forse il dormire poco mi ha un po’ stordito e mi porta a questi stati d’animo.
Dunque ho ricevuto le cose che mi hai mandato da Roma e ti ringrazio. Ora ricevo anche direttamente dalla Libreria le riviste in abbonamento. Non so perché non ricevo la «Critica fascista» alla quale ero stato abbonato a Milano e che ricevetti fino a tutto febbraio: la Libreria mi scrisse a Roma nel giugno che avrebbe provveduto, ma non ho visto nessuna conseguenza di questo provvedere.
Se non ti dispiace scrivi a Carlo, dicendogli che ho ricevuto la sua lettera e che può farmi fare in casa delle calze molto robuste, perché le scarpe carcerarie mi hanno rovinato il corredo.
Per il resto non ho bisogno. Cara Tania, non essere cattiva, scrivimi piú spesso e scrivi a Giulia per esprimerle tutta la mia gioia per aver visto la sua fotografia e quella dei bambini.
Ti abbraccio teneramente.
Antonio

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 15 e del 17 settembre. Sono rimasto un po’ in ansia, perché dal 3 settembre non ricevevo tue notizie e non sapevo darmene ragione: tu mi avevi accennato prima alle tue non buone condizioni di salute e temevo non potessi neanche scrivermi.
Vedo che la mia ultima lettera, un poco… tragica, non ti ha molto impressionato. Tuttavia devi tenerne conto strettamente. A quanto pare, non sei disposta a far ciò; perché tanta ostinazione?
Per esempio, mi annunzi che mi manderai dei soldi. È inutile che li mandi. Ciò che mi manda Carlo mi è piú che sufficiente. Qui si può spendere pochissimo: d’altronde non saprei neppure cosa comprare, perché le cose in vendita sono in quantità limitata. Non ti ho mai descritto la mia esistenza,
che non è molto brillante e non può dar luogo a quadri di colore. Per ciò che riguarda la parte materiale, mi sono già adattato. Il vitto consiste in ciò: 300 grammi di pane, 700 grammi di latte, circa 200 grammi di pasta al burro e 2 uova crude. Questo sarebbe un vitto d’infermeria, che mi viene dato
perché non posso mangiare carne, né la ministra col pomodoro. Io compro ogni giorno in più 50 grammi di zucchero e 50 grammi di burro e da qualche tempo 1 chilo di uva. Pare che 1 chilo d’uva si possa comprare ogni giorno per tutta la stagione: io mangio l’uva e mangio pochissimo pane, un
120 grammi al giorno, parte col latte e parte col burro la sera. Digerisco male anche questo cibo, che pure è tanto leggero. Tutta la questione è nel dormire. Dormo troppo poco e sento sempre una spossatezza generale. Il Sedobrol mi ha fatto bene, ma è finito presto. Tutto il male dipende dagli
acidi urici, a quanto ha diagnosticato il medico di Roma che mi ha visitato prima della partenza. Tu credi che si possa fare una cura generale contro l’uricemia? Io penso di riprendere, ai primi freddi, le iniezioni di Bioplastina, che nel passato mi hanno fatto abbastanza bene.
Tu non mi hai scritto nulla sulla pratica fatta al Ministero perché mi sia concesso di poter scrivere in cella. Neanche Carlo mi ha scritto nulla. Cosa avete fatto in concreto? Io pensavo che fatta di fuori, dalla famiglia, la pratica sarebbe stata piú spedita. Adesso, non sapendo nulla da parte
vostra, esito a iniziare io la pratica, per evitare sovrapposizioni, che urtano la mentalità burocratica.
Cosí non mi hai scritto nulla a proposito delle pubblicazioni periodiche che dovrei ricevere dalla Libreria Sperling. Sono partito da Roma da due mesi e mezzo: il cambiamento d’indirizzo avrebbe dovuto essere fatto subito. Perché non è stato fatto? Dove vengono inviate le riviste dopo la
tua partenza da Roma? E perché non arrivano a Turi? Ti prego di mettere in chiaro questa faccenda che mi sta a cuore piú di tutto, e di disporre perché io riceva regolarmente le pubblicazioni alle quali sono abbonato. Una grande confusione è intanto avvenuta: numeri saltati ecc. ecc. Pensare che a
Milano il servizio funzionava benissimo ed io potevo avere le riviste subito appena uscite, nonostante il doppio controllo del Tribunale Speciale e del Carcere. Ti prego proprio di occuparti e di definire questa questione prima di ogni altra. Per me è essenziale. Fammi sapere notizie della tua salute.
Non preoccuparti troppo della mia, che continuerà ad essere su per giú come per il passato.
L’importante è che non abbia piú a viaggiare e ad avere quindi ragioni extra per stancarmi. Scrivimi spesso, o almeno con regolarità. Ogni novità m’induce a pensare a eventi straordinari, a malattie ecc. E io non posso scriverti che una volta al mese. Non ho ricevuto i pacchi da Roma, ancora. Secondo me, hai fatto male a non spedirli tu stessa. Speriamo bene. Anche da Carlo non ho ricevuto lettere da un pezzo. Basta. Attendo tue lettere.
Ti abbraccio.
Antonio