Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due lettere e le due lettere di Giulia; non ho invece ricevuto la «lunghissima» annunziata imminente il 30 aprile. Tra quindici giorni scriverò tutta la lettera per Giulia e per Delio; cosí non potrò ribattere i rimproveri che, immagino, mi scriverai. D’altronde non
devi mai prendere in senso assoluto ciò che ti scrivo: certo io sono molto cambiato, ma può darsi che si tratti solo di un fenomeno provvisorio, legato alla vita eccezionale del carcere. Penso che abbiano contribuito molto a ciò, i fatti che mi sono successi nel carcere di Milano e che ho riferito
al Tribunale Speciale in contradditorio col vice-questore De Sanctis. La diffidenza si è mutata in un abito di apatia e di indifferentismo, che forse è una forma istintiva di autodifesa.
A proposito dei 500 franchi che devi ancora pagare, io credo che vi converrebbe liberarvi completamente dell’aggravio, liquidando l’ipoteca con la terra stessa, cioè vendendola e intascando il residuo, se ce n’è. Tutta questa storia, quando l’ho saputa, mi ha fatto alquanto ridere e mi ha
provato la mancanza di senso pratico in tutti voi: credo che ci sia qualcuno che vi ha sfruttato, godendosi la terra e raccogliendone i frutti. Non sarei maravigliato se, al momento in cui avrete pagato l’ultimo centesimo dell’ipoteca, faceste la scoperta che la terra non vi appartiene piú, in virtú
di qualche articolo del Codice civile svizzero, riguardante l’incuria dei proprietari e il possesso continuato da parte di terzi, senza che il proprietario abbia fatto nel frattempo atti di podestà. Che ci possano un giorno vivere i bambini, mi pare un’idea affettuosa suggerita dai ricordi del passato.
Quanto ai disegni di Vittorio, non fidartene, per carità! Io ne ho conosciuto qualcuno, e ho dovuto sudare quattro camicie perché a Vittorio non succedesse qualche brutto scherzo. Io penso, in conclusione, che tu devi scrivere a tuo padre tutta la verità: la cifra di ciò che hai speso, facendogli
ricordare o sapere che nello stesso tempo egli spendeva la stessa somma, e quanto rimane ancora da pagare. In realtà tu non sai nulla di nulla di ciò che il vostro fiduciario o amico ha fatto per conto vostro, e scommetto che tra tutti non avete neanche piú il titolo di proprietà. – A proposito di
quanto ho scritto su Vittorio, non devi pensare che io non lo stimi e non gli voglia bene: egli è appunto originale e ricchissimo di fantasia, e i suoi progetti se ne risentono moltissimo; non so dove è nato, ma mi piacerebbe sapere se è nato in Provenza.
Attendo con ansia le babouches beduine; mi pare che devano andare bene perché le ho viste ad Ustica durante un ricevimento presso i beduini che erano là confinati. A proposito, sai che uno di questi beduini, un certo Haussiet, veniva quasi ogni giorno a trovarmi per vedere la fotografia di
Delio; egli aveva lasciato un bambino a Bengasi e si maravigliava che una fotografia potesse essere cosí espressiva, dolente che la sua religione proibisse di riprodurre la figura umana. Gli dissi che Kemal adesso permetteva di fotografarsi e allora disse che la moglie era troppo stupida per sapere cos’era la fotografia e che l’avrebbe ripudiata. Gli dissi che Kemal proibiva la poligamia e allora si afflisse, perché nonostante tutto, per lui Kemal era come il papa del maomettanesimo. –
Cara Tania, ti abbraccio teneramente, e attendo la tua lunga lettera.
Antonio

Carissima Giulia,
avevo pensato di scrivere una lettera particolare, proprio personale, per Delio. Ma Tania mi scrive che egli si trova in casa di Anna e poi la tua brillante narrazione sulle conseguenze dell’avergli raccontato la mia fumata sulla neve, mi fa esitare. Voglio prima avere il tuo consiglio.
Mi pare che Delio sia molto reattivo, come era già a Roma e a Trafoi e non vorrei impressionare troppo la sua sensibilità. Perciò preferisco attendere il tuo parere.
La mia impressione su Tania è abbastanza buona. Quando la vidi a Milano l’ultima volta, ma specialmente a Roma, 7 mesi fa circa, era molto debole. Invece nel dicembre mi parve rimessa in parte e piú forte. Io non avrei voluto che ella facesse un cosí lungo viaggio per avere qualche
mezz’ora di colloquio: ma è venuta all’improvviso, e poi, naturalmente, ne sono stato molto felice.
Adesso dovrei farti un grande elogio di Tatiana, e della sua grande bontà. Ma non lo faccio, perché qualche volta esagera e finisce per operare come se mi giudicasse completamente sprovvisto di senso pratico, assolutamente incapace di vivere senza un istitutore o una bambinaia. Qualche volta mi ha persino fatto arrabbiare, ma piú spesso mi ha fatto ridere, sebbene da qualche tempo io rida poco e non abbia voglia di scherzare come una volta. Credo che questo sia il piú notevole
mutamento avvenuto in me. Insomma ho concluso che Tatiana è il migliore esemplare di tutta la famiglia Schucht, che pure il famoso Diogott mi affermava essere una famiglia modello (non te l’avevo mai detto, ma adesso te lo dico per farti arrabbiare!); la sola che rassomigli veramente alla tua mamma.
Cara, è proprio vero ciò che scrivi: anch’io vorrei scriverti tante cose, ma non riesco a vincermi, a superare una specie di ritegno. Credo che dipenda dalla nostra formazione mentale moderna, che non ha ancora trovato dei mezzi di espressione adeguati e propri. Io sono sempre un
po’ scettico e scanzonato e mi pare che se esprimessi tutto ciò che vorrei, non potrei superare un certo convenzionalismo e un certo melodrammaticismo che è quasi incorporato nel linguaggio
tradizionale. Lo stesso studio professionale che ho fatto delle forme tecniche del linguaggio mi ossessiona, ripresentandomi ogni espressione in forme fossilizzate e ossificate che mi destano ripugnanza. Tuttavia sono convinto che tra noi non si spezzerà mai il contatto intimo.
Ti abbraccio forte forte
Antonio