Carissima Giulia,
ho ricevuto la tua lettera del 21 febbraio, alla quale non potrei rispondere in altro modo che facendoti una carezza. Però… dopo averti accarezzato, vorrei aggiungere qualche cosa. Ciò che mi scrivi, io già lo sapevo, perché lo immaginavo. Capisci? Il tuo «Giappone» io sapevo che esisteva
alle tali e tali longitudini e latitudini, ecc. Ciò che mi sfugge, è come il «Giappone» si sviluppi, attraverso quali concrete forme di vita la sua esistenza si svolga. So troppo poco della tua vita e della vita dei bambini, e la mia fantasia, senza alimento, gioca nel vuoto. Forse è un’ossessione
determinata dalla vita del carcere, ma, insomma, la sento e non voglio nascondertela. Dalla fotografia mi sembra che tu sia stata male; tu stessa hai accennato che devi fare delle cure e che l’astenerti da certi medicinali ti nuoce. Ma piú di queste cose fuggevoli e vaghe io non so, e ciò
qualche volta mi ossessiona veramente. – Mi sono sempre dimenticato di scriverti che qualche mese fa è morto il maestro Domenico Alaleona, il tuo professore al conservatorio. È morto proprio male, nel peggiore momento della sua vita. Da un giornale letterario ho appreso questi particolari. Dopo la soppressione del «Mondo», di cui l’Alaleona era redattore, ordinario, egli passò, fresco, fresco, al «Lavoro d’Italia», recentemente soppresso anch’esso, e con altri ex redattori del «Mondo»
divenne un pezzo grosso del Sindacato degli artisti e scrittori fascisti; prima che morisse scoppiò uno scandaletto, poiché venne pubblicato che il «Lavoro d’Italia» aveva pagato 150.000 lire un romanzaccio d’appendice, scritto in cooperativa da 10 di questi scrittori, in maggioranza democratici fino al novembre 1926 e divenuti fascisti dopo le leggi eccezionali. I vecchi fascisti fecero un’offensiva in piena regola contro questi ultimi venuti e il governo sciolse l’organizzazione
degli artisti, licenziando l’Alaleona dal posticino che si era procurato. Una sua opera breve, in un atto, mi pare, aveva fatto mezzo fiasco poco prima. – Cara, spero che ti deciderai a darmi maggiori particolari sulla tua salute. Come è stato il freddo da voi e come l’avete sopportato? Io adesso sto
abbastanza bene e dormo qualche mezz’ora di piú. Poi mi sono ingolfato in traduzioni dal tedesco e questo lavoro mi calma i nervi e mi fa stare piú tranquillo. Leggo meno, ma lavoro di piú. Pare che ci sia qualche altra tua lettera in viaggio per me, a quanto accenna Tatiana: se mi darai particolari, ti scriverò piú a lungo la prossima volta.
Ti abbraccio forte forte
Antonio

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua cartolina postale dopo il tuo arrivo a Milano e un pacco di libri che tu hai indicato alla Libreria secondo la mia lettera anteriore al Natale. Ti ringrazio tanto di essere venuta fino a Turi: sono stato molto contento di vederti, come puoi immaginare. Solo avevo paura
che un viaggio cosí lungo ti potesse stancare troppo e magari ti facesse star male. A Milano ho passato dei bruttissimi giorni quando ti sei ammalata dopo il viaggio da Roma per visitarmi. – La mia salute si è alquanto rimessa. Non ho più avuto forti dolori alle reni e alle viscere. Continuo la cura del Siero Casali e per indicazione del medico prendo anche il Valero-Fosfer Wassermann: dopo finite le tre bottiglie del Casali farò le iniezioni di Bioplastina e prenderò i Glicerofosfati che
tu mi hai lasciato. Ho ricevuto anche la borsa per l’acqua calda, ma la adopererò solo se mi ritornano i dolori forti. Ma a Turi l’inverno è abbastanza mite (in questi giorni c’è un sole primaverile) e spero di non aver ricadute. Nel vitto ho escluso sistematicamente ogni cosa che può
irritare lo stomaco: invece dei 200 grammi di vino che avevo prima, mi danno ora 300 grammi di latte: ho cosí un litro di latte al giorno che bevo al mattino e al pomeriggio. Cosí prendo la pasta con la sola ricotta, invece che col pecorino troppo piccante (ma tra poco potrò avere del formaggio
non fermentato). Tra breve potrò anche avere il necessario per scrivere in cella e cosí sarà soddisfatta la mia piú grande aspirazione di carcerato. – I libri che ho già ricevuto e che sono indicati nella mia lettera del dicembre sono: L’Almanacco Letterario Unitas e La Politica del 700 di Antonello Gerbi. Non darli perciò piú in lista. Aggiungi invece un opuscolo: Storia e Antistoria di Adriano Tilgher (Bibliotheca Editrice, Rieti). Da Giulia non hai piú ricevuto notizie? Le scrivo poche linee, in attesa che risponda alla mia ultima lettera. Non ho notizie da casa. La mamma sta male. Potresti mandarle le fotografie di Delio e Giuliano? La renderesti felice. Tu riuscirai ad averle di nuovo, io credo. Cara Tania, ti abbraccio teneramente
Antonio

Carissimo Carlo,
ho ricevuto un mucchio di cose: i medicinali, le 200 lire, ecc. Ti ringrazio di cuore. Il medico mi ha detto che il Siero Casali mi farà certamente bene. Pare sia la cura piú appropriata. Per Natale è venuta a Turi Tatiana; si è trattenuta abbastanza per avere alcuni colloqui. Mi è dispiaciuto
che proprio nei giorni di Natale mi sia sentito poco bene. Ho avuto un attacco di uricemia, con grandi dolori alle reni, alle viscere e alla vescica, che però è già in via di dileguarsi. Cosí temo che Tatiana abbia avuto una impressione falsa della mia condizione generale di salute. In realtà questo è un male doloroso solo quando si fa acuto; ciò che può avvenire di raro, purché si stia attenti a escludere dall’alimentazione ogni cibo irritante o riscaldante. D’ora innanzi starò ancora piú attento che per il passato e spero di evitare ogni altra occasione. La visita di Tatiana, a parte questo
contrattempo, mi ha fatto molto piacere, come puoi immaginare.
Ho ricevuto la lettera di mamma del 24, col biglietto e la figurina di Edmea. Sono contento che la mamma stia meglio e vada rimettendosi. Bacia tanto Edmea da parte mia, con qualche leggero pizzicotto nelle parti grasse, e ringraziala delle sue espressioni molto gentili e molto ben
dette. Però mi pare che ella, se compone abbastanza bene e sa mettere in frasi spontanee e vive i suoi sentimenti, commette un numero di strafalcioni d’ortografia troppo grande anche per una scolara che è appena in terza. Dev’essere poco attenta e sempre piena di fretta: penso che anche nel parlare, qualche volta rassomigli a un mulinello e si mangi la metà delle parole, inghiottendo l’r con particolare gusto. Bisogna stare attenti a farle fare i compiti con diligenza e con molta disciplina.
Nelle scuole sarde di villaggio avviene che una bambina, o un bambino, che in casa è stato abituato a parlare l’italiano (anche se poco e male), per questo solo fatto si trova ad essere superiore ai suoi condiscepoli, che conoscono solo il sardo e quindi imparano a leggere e a scrivere, a parlare, a comporre in una lingua completamente nuova. I primi sembra che siano piú intelligenti e vispi, mentre qualche volta non è, e perciò in famiglia e a scuola, si trascura di abituarli al lavoro metodico e disciplinato, pensando che con l’«intelligenza» supereranno tutte le difficoltà ecc. Ora l’ortografia è proprio il punto dell’asino di questa intelligenza. Se Mea non studia bene e non si corregge di questa deficienza, cosa si potrà pensare? Si potrà pensare che si tratti di una di quelle
tante bambine che hanno i nastrini ai capelli, le vestine bene stirate ecc. e poi hanno le mutandine sporche. Diteglielo con un certo garbo, per non farle troppo dispiacere. La sua figurina non mi piace per nulla: non c’è nessuna spontaneità e nessun gusto. Eppure sarebbe tanto bene che
imparasse un po’ di disegno.
Caro Carlo, non devi preoccuparti troppo dei denari che mi mandi. Non devi fare sciocchezze inutili. Sai che io sono molto positivo e pratico in queste cose. Ho adesso al libretto 950 lire, depurate di ogni gravame (la cassa l’ho già pagata). Ciò significa che bisogni urgenti non posso averne e che tu non devi stare in pensiero se per qualche mese non ti è comodo mandarmi neanche un soldo. Ti pare? Tanti auguri a tutti per il nuovo anno. Baci affettuosi
Antonio

Carissimo Carlo,
ho ricevuto, nello scorso mese, scarsissime notizie da voi tutti: – una lettera della mamma dell’8 novembre e una tua dell’11, poi piú nulla (ho ricevuto naturalmente, le calze, le sigarette e piú tardi la nasalina e la rinoleina). Perché mi lasciate tanto tempo senza informazioni, specialmente in un periodo di malattia della mamma? Capisco che non si scrivano delle lunghe lettere: può mancare la voglia o il materiale che si ritiene interessante; ma basterebbe scrivere piú spesso qualche
cartolina con poche righe di notizie essenziali!
Ti prego di scrivere a Tatiana per riferirle queste cosette che mi domanda pressantemente: – ho depositato al libretto 930 lire, che però alla fine del mese si ridurranno a circa 700 lire, perché oltre alle spese ordinarie dovrò pagare una cassa che mi sono fatto costruire e che non so quanto
costerà, ma immagino piú di 50 lire. Il mese scorso ho speso esattamente 120 lire. Quando giunsi a Turi avevo 650 lire. A Roma non fu depositato niente per me. Ecco il consuntivo essenziale. Per ciò che riguarda il preventivo: penso che sia bene avere a libretto un fondo stabile di almeno 700 lire, per ogni evenienza straordinaria, come sarebbe, per esempio una malattia, per la quale dovessi andare all’ospedale, un viaggio in traduzione, ecc. Poste cosí le cose, Tatiana può essere tranquilla e
non preoccuparsi delle mie finanze. Ti dico che mi dispiacerebbe se mi mandasse dei soldi, perché so come si sacrifica e finisce di rimetterci la salute. Perciò cerca di convincerla anche tu e di assicurarla. Dille che se mi occorresse qualche cosa, io certamente mi rivolgerò a lei, ma che per
ora non ho proprio bisogno di nulla.
Cosí non deve preoccuparsi di fare pratiche per far aumentare la somma che è concesso spendere giornalmente. Non ne vale la pena, perché non c’è nulla da comprare. Turi è un piccolo centro agricolo e non brilla certo per un mercato ricco; inoltre la stragrande maggioranza dei reclusi
credo che non possa spendere nulla, per mancanza di mezzi, per cui il campionario delle cose in vendita è limitatissimo. Questo in linea di fatto. In linea di principio poi: non bisogna mai domandare piú di una cosa, se non si vuole passare per scocciatori professionali, e non essere presi
sul serio per nulla. Ora è in corso la pratica per lo scrivere. Questa pratica basta.
Tatiana mi ha disilluso; credevo fosse piú sobria nell’immaginazione e piú pratica. Vedo invece che si fa dei romanzi, come quello che sia possibile che la reclusione venga trasformata, per ragioni di salute, in confino: possibile in via ordinaria, già si intende, cioè in virtù delle leggi e
regolamenti scritti. Ciò sarebbe possibile solo per via di una misura personale di grazia, che sarebbe concessa, già s’intende, solo dietro domanda motivata per cambiamento di opinioni e riconoscimento ecc. ecc. Tatiana non pensa a tutto ciò: è di una ingenuità candida che mi spaventa qualche volta, perché io non ho nessuna intenzione né di inginocchiarmi dinanzi a chicchessia, né di mutare di una linea la mia condotta. Io sono abbastanza stoico per prospettarmi con la massima
tranquillità tutte le conseguenze delle premesse suddette. Lo sapevo da un pezzo cosa poteva succedermi. La realtà mi ha confermato nella mia risoluzione, nonché scuotermi per nulla. Dato tutto ciò, occorre che Tatiana sappia che di simili romanzi non bisogna neanche parlare, perché il solo parlarne può far pensare che si tratti di approcci che io posso aver suggerito. Questa sola idea mi irrita. Fa il piacere di scrivere tu queste cose a Tatiana, perché se le scrivo io, temo di trascendere e di offendere la sua sensibilità. – Scrivile inoltre che a Milano io ho lasciato le
pantofole invernali e le sopracalze: davvero mi servirebbero, perché incomincia a far freddo.
Vorrei poi che tu mi mandassi il «siero Casali» come mi hai scritto una volta. Mi sento piú debole con l’avvicinarsi del freddo. Inoltre dovresti mandarmi dell’«Ovomaltina» in modo che la cura ricostituente sia piú completa. Regolati per la quantità, in modo da organizzare una cura
completa. – Dovresti poi mandarmi delle solette di feltro da mettere nelle scarpe, per evitare di rovinare le calze e anche per avere piú caldo. Mandandomi le sigarette, puoi mandarmi tutto.
Carissimo Carlo, scrivimi piú spesso; perché non mi scrivi sull’attività delle latterie sociali, in cui sei occupato? Mi interesserebbe molto.
Abbraccia la mamma molto affettuosamente. Baci a tutti. Cordialmente.
Antonio
(Per tua norma, in caso di smarrimento, in novembre non ho ricevuto denari da te).

Ti ringrazio della tua lettera sulle Latterie Sociali Cooperative. Mi piace che io possa rimanere della mia opinione sulle cause che hanno portato alle disgrazie di Pili. Naturalmente io non sapevo prima e non so adesso i particolari sullo svolgimento completo degli avvenimenti e sulla forma specifica che essi hanno assunto. Il fatto è che io non potevo seguire in nessun modo questi avvenimenti, all’ingrosso li ho indovinati, perché mi basavo su ciò che rappresentava Pili e sulle ripercussioni che la sua attività avrebbe avuto, e sulla colossale forza che gli si opponeva e che certamente non poteva rimanere inerte a contemplare la sua progressiva rovina. Mi pare che la sconfitta del Pili sia la sconfitta decisiva del P. S. d’A., che Pili cercava di acclimatare nelle nuove forme politiche attualmente dominanti: cosa di cui non ho mai dubitato.

 

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 15 e del 17 settembre. Sono rimasto un po’ in ansia, perché dal 3 settembre non ricevevo tue notizie e non sapevo darmene ragione: tu mi avevi accennato prima alle tue non buone condizioni di salute e temevo non potessi neanche scrivermi.
Vedo che la mia ultima lettera, un poco… tragica, non ti ha molto impressionato. Tuttavia devi tenerne conto strettamente. A quanto pare, non sei disposta a far ciò; perché tanta ostinazione?
Per esempio, mi annunzi che mi manderai dei soldi. È inutile che li mandi. Ciò che mi manda Carlo mi è piú che sufficiente. Qui si può spendere pochissimo: d’altronde non saprei neppure cosa comprare, perché le cose in vendita sono in quantità limitata. Non ti ho mai descritto la mia esistenza,
che non è molto brillante e non può dar luogo a quadri di colore. Per ciò che riguarda la parte materiale, mi sono già adattato. Il vitto consiste in ciò: 300 grammi di pane, 700 grammi di latte, circa 200 grammi di pasta al burro e 2 uova crude. Questo sarebbe un vitto d’infermeria, che mi viene dato
perché non posso mangiare carne, né la ministra col pomodoro. Io compro ogni giorno in più 50 grammi di zucchero e 50 grammi di burro e da qualche tempo 1 chilo di uva. Pare che 1 chilo d’uva si possa comprare ogni giorno per tutta la stagione: io mangio l’uva e mangio pochissimo pane, un
120 grammi al giorno, parte col latte e parte col burro la sera. Digerisco male anche questo cibo, che pure è tanto leggero. Tutta la questione è nel dormire. Dormo troppo poco e sento sempre una spossatezza generale. Il Sedobrol mi ha fatto bene, ma è finito presto. Tutto il male dipende dagli
acidi urici, a quanto ha diagnosticato il medico di Roma che mi ha visitato prima della partenza. Tu credi che si possa fare una cura generale contro l’uricemia? Io penso di riprendere, ai primi freddi, le iniezioni di Bioplastina, che nel passato mi hanno fatto abbastanza bene.
Tu non mi hai scritto nulla sulla pratica fatta al Ministero perché mi sia concesso di poter scrivere in cella. Neanche Carlo mi ha scritto nulla. Cosa avete fatto in concreto? Io pensavo che fatta di fuori, dalla famiglia, la pratica sarebbe stata piú spedita. Adesso, non sapendo nulla da parte
vostra, esito a iniziare io la pratica, per evitare sovrapposizioni, che urtano la mentalità burocratica.
Cosí non mi hai scritto nulla a proposito delle pubblicazioni periodiche che dovrei ricevere dalla Libreria Sperling. Sono partito da Roma da due mesi e mezzo: il cambiamento d’indirizzo avrebbe dovuto essere fatto subito. Perché non è stato fatto? Dove vengono inviate le riviste dopo la
tua partenza da Roma? E perché non arrivano a Turi? Ti prego di mettere in chiaro questa faccenda che mi sta a cuore piú di tutto, e di disporre perché io riceva regolarmente le pubblicazioni alle quali sono abbonato. Una grande confusione è intanto avvenuta: numeri saltati ecc. ecc. Pensare che a
Milano il servizio funzionava benissimo ed io potevo avere le riviste subito appena uscite, nonostante il doppio controllo del Tribunale Speciale e del Carcere. Ti prego proprio di occuparti e di definire questa questione prima di ogni altra. Per me è essenziale. Fammi sapere notizie della tua salute.
Non preoccuparti troppo della mia, che continuerà ad essere su per giú come per il passato.
L’importante è che non abbia piú a viaggiare e ad avere quindi ragioni extra per stancarmi. Scrivimi spesso, o almeno con regolarità. Ogni novità m’induce a pensare a eventi straordinari, a malattie ecc. E io non posso scriverti che una volta al mese. Non ho ricevuto i pacchi da Roma, ancora. Secondo me, hai fatto male a non spedirli tu stessa. Speriamo bene. Anche da Carlo non ho ricevuto lettere da un pezzo. Basta. Attendo tue lettere.
Ti abbraccio.
Antonio

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua assicurata del 27 agosto. Ti ringrazio. Forse Tatiana ti ha già comunicato che la mia situazione è molto migliorata per il fatto che mi trovo da qualche settimana solo in una cella. La quistione dell’avere la disponibilità della penna e della carta non ha fatto nessun passo in
avanti; non so quale risultato abbiano avuto le pratiche fatte da te e da Tatiana. In ogni modo devi sapere che tutto dipende dal Ministero, come mi fu assicurato anche dall’Ispettore che visitò recentemente le carceri di Turi, per cui io qui posso fare poco e ottenere nulla. È necessario che sia
tu ad insistere per ottenere il permesso, che non è escluso dal regolamento e che viene dato a parecchia gente in altre Case di Pena. Non credo che contro di me si voglia applicare una misura speciale di rigore.
Ho ricevuto il pacco. Non capisco le complicazioni che hai immaginato per le sigarette Macedonia tipo Esportazione, per le quali dici di aver scritto a Genova al porto franco. Esse sono in vendita da per tutto e non c’è bisogno di scrivere ad un porto franco. Chissà cosa mai hai creduto che desiderassi: qualche specialità straordinaria. Tieni sempre presente che io non domando mai niente di straordinario ed eccezionale.
Una raccomandazione devo fare a te che ho fatto a Tatiana abbastanza vivacemente. Di non iniziare nessuna pratica che mi riguardi e non mandarmi nulla, se prima non sono stato avvertito.
Tatiana mi ha fatto passare due brutte settimane, facendomi sapere di aver detto a qualche impiegato del Ministero che sarebbe stato bene trasferirmi da Turi a Soriano. Non so se anche tu sei stato d’accordo in questo affare. Ad ogni modo sei avvertito che tutte queste iniziative mi sono enormemente sgradite e che io non accetterò cambiamenti, per quanto mi è possibile. Non voglio piú viaggiare. L’ultimo viaggio mi ha ridotto uno straccio. Non puoi immaginare quanto abbia sofferto. L’irritazione del sangue e della pelle subita durante tutti i cambiamenti che il viaggio domanda fu tale che mi scoppiò il cosidetto «fuoco di S. Antonio», con sofferenze atroci. Ora mi
sto rimettendo, ma sono ancora mezzo abbrutito. Immagina quale impressione mi ha fatto il sapere di poter essere minacciato da un nuovo viaggio alla ventura. Ho scritto a Tatiana forse anche con troppa durezza. Ma ancora si faceva delle illusioni su un viaggio straordinario. Illusioni, perché in ultima analisi tutto dipende dai carabinieri e dalla Questura. Da Ustica a Milano dovevo fare il viaggio straordinario per ordine del Tribunale Speciale; rimasi in viaggio 20 giorni, e pernottai in 10 carceri. Da Milano a Roma il viaggio fu straordinario per la durata, ma rimasi 16 ore coi ferri
nel vagone cellulare per mancanza di carabinieri invece che in terza, come aveva ordinato il Tribunale, ci fecero viaggiare in cellulare, di notte, ciò che è proibito dal regolamento. Per il viaggio da Roma a Turi avevo un certificato del medico: al momento della partenza il certificato sparí e dovetti stare in viaggio 12 giorni, col «fuoco di S. Antonio» addosso. Eppoi non voglio viaggiare né mutare. Sei avvertito. – Scrivi a Tatiana che in una sua lettera del 1° settembre accenna a notizie sui bambini che avrei ricevuto e che invece non ho ricevuto per nulla, forse una lettera si è perduta. – Scrivile anche che tra i libri romani ci deve essere un libro intitolato: Gino
Piastru – La truffa garibaldina in Francia, che vorrei avere per ricostruire una conversazione amichevole avuta col giudice istruttore di Milano.
Mandami notizie un po’ dettagliate sulla salute della mamma che non mi ha piú scritto. Teresina non mi ha scritto ancora. – Tra i miei libri di Ghilarza ce n’è uno «Goethe, Über allen Gipfeln» (in tedesco, rilegato) che vorrei avere. – Saluta e bacia tutti di casa. Abbraccia tanto la mamma e falle tanti auguri. Vi abbraccio.
Antonio

Carissima Tania,
ho ricevuto in questo mese sei tue lettere. Ti ringrazio. Io, per un pezzo ancora, ti potrò scrivere solo una volta al mese, cioè potrò scrivere solo una lettera ogni 15 giorni (l’altra alla mamma o a Carlo). E (almeno questo ancora) le mie lettere non possono che essere di carattere immediato, per organizzare la mia vita alla bella meglio. Incomincio la lista delle quistioni. – 1° Per carità, non fare nessuna pratica per un qualsiasi mio trasferimento ad altra casa. Non pensarci neppure. Se può dipendere dalla mia volontà, io non viaggerò piú. L’ultimo viaggio è stato orrendo e ancora non mi sono rimesso completamente dall’abbrutimento in cui mi aveva piombato. Sono
stato quasi 20 notti senza dormire! – 2° Sono stato messo in una cella da solo. Da questo punto di vista sto molto meglio di prima. Occorre però continuare le pratiche perché mi siano concesse carta e penna dal Ministero. Quando potrò lavorare organicamente intorno a qualche ricerca letteraria o
fare qualche traduzione, il tempo mi passerà facilmente: ho una maravigliosa facilità all’adattamento. Ciò che mi ha reso duro il carcere, finora (a parte tutte le altre privazioni che sono portate dalla mia situazione) è stato l’ozio intellettuale. – 3° Sulla quistione dei libri dovrei scrivere
molti commi. La Libreria di Milano ha avuto il mio indirizzo? Finora non ho ricevuto direttamente nulla. Cosí non ricevo con ordine le riviste e non posso controllare gli arrivi. L’avv. Ariis cosa ha intenzione di fare coi libri che gli lasciai in deposito a Milano? Ti ha scritto qualche cosa? Fagli
scrivere da mio fratello per sollecitarlo, poiché io penso che ciò sia necessario. Per i libri russi che vuoi mandarmi mi occorrerebbe un dizionario: io devo averne uno, russo-francese, del Makharof.
Quello che mi avevi mandato ad Ustica era in francese-russo e non so dove sia andato a finire. (I miei libri di Ustica erano stati presi in consegna, dopo mia lettera, da Virginio Borioni, che non era fra gli arrestati di Palermo. – Non so se gli hai scritto per dargli il mio indirizzo; egli mi aveva
promesso di spedirmi i libri alla Casa di Pena dove sarei stato assegnato). Dei miei libri romani vorrei avere quelli di storia e quelli dedicati all’Azione Cattolica e al Cattolicismo in generale. –
Non mandarmi l’«Emporium» o altro di simile. Non voglio ricevere nulla piú di quanto io stesso ho comandato alla Libreria. Una cosa che puoi farmi avere è il «Secolo Illustrato» di Milano, per le fotografie d’attualità: puoi farmi l’abbonamento dal 1° luglio (coi numeri arretrati) per il secondo
semestre del 28. – 4° Carlo ti ha trasmesso, come scrivi, la lista delle cose da me desiderate.
Aggiungi: a) una borsa di gomma per il tabacco – b) delle pastiglie del dott. Favre per l’emicrania – c) dell’aspirina Bayer.
Auff! Non ne posso piú di tutte queste cose che devo scriverti. Penso alle camminate che ti costringo a fare: e non mi hai piú informato della tua flebite! Parliamo d’altro. Per esempio del regalo che vuoi fare a Giulia. Sai che non ho mai preso sul serio la tua idea di fare un regalo a Giulia, a mio nome. Per Delio e per Giuliano va bene: essi possono veramente credere che sia io a fare loro dei regali e legare il mio nome agli oggetti che riceveranno. Ma Giulia non è una bambina e mi pare che ci sia una certa presa in giro in questo affare dei regali. Tutt’al piú potrei regalarle la mia penna stilografica, ma non le servirebbe! Ti pare? D’altronde mi sento enormemente in difetto
verso di lei, perché non le scrivo direttamente da tanto tempo. Sono sicuro che lei non crede perciò che io le voglia meno bene, ma non so come fare: quando scrivo, mi pare di emarginare delle pratiche burocratiche e non voglio scriverle essendo dominato da questo stato d’animo. Vedi come
sono sentimentale! Meno male che ci sei tu, che sei cosí buona e non ti offenderai perché a te non esito a inviarti pratiche burocratiche! Questo è un bel ginepraio! Carissima Tania, scrivi tu a Giulia per me. Eppoi: le mandi ancora queste mie lettere? Esse sono scritte non solo per te: né io riesco
sempre a pensare a te come distaccata da Giulia. Come potrei altrimenti essere cosí insistente nel darti tanti fastidi? Che sarebbero fastidi, poi, se in te non ci fosse qualcosa di Giulia e io non pensassi a te in una con Giulia. Vedi? È una specie di pirandellismo epistolare, questo. Cara, ti
abbraccio teneramente
Antonio
Sai che mi fa uno stranissimo effetto sentirmi chiamare Nino da te: cosí mi chiamavano a casa tanto tempo fa e cosí mi scrive mia madre e Carlo. Mi fa anche un po’ ridere, perché si tratta, nella mia vita, di uno scenario vecchissimo e anacronistico.